Corsa all’energia: la Cina corre, l’Europa si balocca

Il Dragone firma un accordo di fornitura di ingenti quantitativi di Gnl con il Qatar. Allarme in Giappone per la penuria di prodotto sul mercato mondiale. A Bruxelles si sogna l’azzeramento delle emissioni. 

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Corsa all’energia

Anche se nell’immediato sul mercato europeo c’è ampia disponibilità di gas liquefatto nonostante la forte crescita del 60% dei consumi registrata nel 2022, sui mercati internazionale c’è tensione, specie per le forniture degli anni prossimi, quando la domanda di gas è destinata a crescere, vuoi per la riduzione dell’utilizzo del carbone, vuoi per la ripresa economica mondiale trainata soprattutto dalla Cina che ha intrapreso una nuova corsa all’energia.

Proprio per assicurare il futuro alla propria manifattura, la corsa all’energia di Pechino ha portato a stipulare un nuovo accordo di fornitura a lunga scadenza fino al 2053 con il Qatar che assicurerà a Sinopec 4 milioni di tonnellate di gas liquefatto all’anno a partire dal 2026. Davvero un contratto di ampie dimensioni, che ha già avuto ripercussioni sulla geopolitica energetica, con il Giappone – uno dei maggiori importatori di gas liquefatto – allarmato per una possibile penuria sul mercati internazionali.

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Se a livello globale ci si preoccupa di assicurarsi disponibilità energetiche fossili a ridotto impatto a lunga scadenza, in Europa si va decisamente in altra direzione, dato che a Bruxelles la Commissione continua imperterrita nella sua marcia verso il barato dell’azzeramento delle emissioni entro il 2035, evitando come la peste i contratti a lungo termine preferendo quelli spot, che comportano l’esposizione alle variabili di mercato e di prezzo del gas liquefatto in modo decisamente più marcato.

Per sostituire le forniture russe, l’Europa spinge sull’aumento della capacità di rigassificazione, ma non su quella dell’approvvigionamento: a fronte dell’aumento entro il 2023 di 36,5 milioni di tonnellate di capacità di rigassificazione, di stipulare contratti adeguati per l’alimentazione di questi impianti non si parla, con fortissimi rischi di sicurezza dell’approvvigionamento energetico del continente.

Per l’Europa oltre al rischio è in agguato anche la beffa: se sui mercati spot ci fosse penuria di gas, nulla vieta alla Cina di rivendere il gas liquido, di cui dispone grazie a contratti a lunga scadenza e a prezzi più vantaggiosi, proprio sul mercato europeo, lucrando sulla differenza di prezzo, che può raggiungere anche picchi molto elevati come accaduto nell’estate 2022.

A questa situazione si aggiunge il fatto che la disponibilità di forniture di gas liquefatto da qui al 2026 con contratti a lungo termine sul mercato sono praticamente esaurite, tanto da avere allarmato il governo giapponese, secondo importatore mondiale di Gnl dopo la Cina, prevedendo che nei prossimi tre anni si assisterà a una competizione crescente per i carichi con conseguenti rincari sul mercato spot, dove già oggi il Gnl scambia a un prezzo triplo rispetto ai valori contrattuali a lungo termine.

In politica così come nella corsa all’energia servirebbe avere persone dotate di capacità di visione e lungimiranza non impregnata di demagogia, cosa che a Bruxelles nelle stanze della Commissione europea paiono latitare largamente, visto che si continua a tenere la barra dritta sul piano fantasmagorico del “Fit for 55”, per azzerare entro il 2035 il già magro contributo all’8% delle emissioni globali, da 15 a 20 anni prima della Cina che continuerà a marciare a pieno regime con livelli di emissioni elevate e costi dei crediti Ets a valori frazionali dei livelli speculativi raggiunti sul mercato europeo. Davvero uno scenario decisamente poco lusinghiero per gli europei che si devono preparare a un futuro di penuria e di povertà.

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