Maggiore autonomia: su Lombardia e Veneto cala la mannaia sicula

Niet della regione più autonoma d’Italia sulla concessione fintanto che a Palermo non arrivano altri soldi per coprire i fossi scavati nel bilancio regionale da una classe politica locale malaccorta. 

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Maggiore autonomia

Sul percorso di maggiore autonomia delle regioni ordinarie Lombardia e Veneto, iniziatonell’ormai lontano 2017 con un referendum popolare plebiscitario, si mette di traverso la regione Sicilia, una realtà che da ben 74 anni gode della maggiore autonomia speciale d’Italia, che per dare il proprio assenso pretende ulteriori regali da parte delle regioni virtuose.

Una richiesta che testimonia come l’Autonomia, ordinaria e speciale, non vada lontano se non cisono amministratori capaci e coscienziosi, proprio quelli che negli ultimi decenni hanno latitato in terra di Trinacria, dove la mala gestione e gli sprechi di denaro pubblico, congiunta anche all’incapacità di spendere bene e rapidamente i fondi comunitari, hanno fatto scavare nel bilancioregionale ingentissimi buchi, anzi valli, che gli amministratori regionali si sono sempre benguardati dal ripianare stringendo i cordoni della spesa. Anzi: la loro specialità, al di là della loro appartenenza politica, è sempre stata quella di battere cassa a Roma, trovando sempre tante, troppe orecchie disposte ad ascoltarli.

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La regione Sicilia e il percorso autonomistico assieme alla riforma istituzionale presidenzialista dello Stato è la prova del nove della stoffa di statista del neo premier Giorgia Meloni, che deve essere in grado di dare una netta cesura con gli allegri comportamenti del passato (e presente) di gran parte della classe politica meridionale, a partire da quella siciliana, mettendo gli amministratori locali dinanzi alle loro responsabilità. Dirimpetto a ripetuti errori, spesso perpetrati con scientificità, è ora di dire basta, che la misura è colma. Si tratta di colpirne uno in modo esemplare per educare tutti gli altri.

E a una Sicilia che si arroga il diritto di dire “Niet” a quelle Lombardia e Veneto che, da regioni ordinarie, hanno saputo fare girare bene la macchina pubblica, più che nuovi soldi per perpetrare antichi sprechi, Palermo deve chiedere l’invio di seri, coscienziosi e capaci commissari per risolvere i guai dell’isola che ha le potenzialità per salvarsi da sé, sempre che il nocchiero sia in grado di indicare una rotta chiara e lungimirante.

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