Reddito di cittadinanza, in 10 mesi respinte 240.000 domande

Controlli Inps su “furbetti”: dal 2019 respinte 1.735.195 richieste. Da agosto, secondo l’Upb, il38,5% nuclei potrebbe perderlo. 

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reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini felici alla presentazione del "sacco" dei conti pubblici italiani: reddito di cittadinanza e quota 100.

Prima si abolirà il reddito di cittadinanza, meglio sarà, anche per stroncare le migliaia di truffe e malversazioni che il provvedimento grillino, difeso strenuamente da Giuseppi Conte, si porta appresso, senza favorire l’occupazione ne tantomeno abolire la tanto povertà così tanto sbandierata alla sua approvazione da Conte, Di Maio & C.

I controlli dell’Inps sui ‘furbetti’ del reddito di cittadinanza, ma anche su chi erroneamente sbaglia a fornire i propri dati, sembrano funzionare e andrebbero ulteriormente rafforzati. Mentre infuria la polemica politica dopo la decisione di mettere mano alle regole con la Finanziaria 2023(escludendo, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio il 38,5% dei nuclei che oggi ricevono il reddito), nei primi 10 mesi 2022 risulta che oltre 290.000 domande sono state registrate come “a rischio”: di queste, ne sono state respinte automaticamente 240.000, per mancanza del requisito della residenza in Italia oppure per false o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativadei componenti il nucleo familiare. Lo stop è arrivato prima che la prestazione potesse essere indebitamente percepita. Inoltre 50.000 sono state sospese e sottoposte ad ulteriori controlli.

Complessivamente le domande respinte al 30 settembre 2022 sono 456.331, le posizioni decadute 264.964, quelle revocate 60.523. A partire dal 2019, le domande complessivamente respinteammontano a 1.735.195, 871.491 quelle decadute e 213.593 le revocate.

L’Inps non nega che il sistema dei controlli risulti «particolarmente complesso in ragione anche della numerosità delle amministrazioni coinvolte e della tempistica da rispettare per la verifica dei requisiti, all’atto della presentazione della domanda». Ma l’istituto si è attrezzato: «l’Inps ha attuato un sistema di controlli centralizzati sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, affiancato da verifiche ex post a cura delle sedi territoriali sulla veridicità delle dichiarazioni», attivando un doppio controllo, ex ante ed ex post, centrale e periferico.

Proprio il livello “preventivo” è stato rafforzato intensificando i controlli ex ante «nell’ottica di prevenire ed individuare i comportamenti opportunistici e fraudolenti» da parte dei richiedenti. Il sistema dei controlli è stato così progressivamente rafforzato con l’obiettivo di accertare la veridicità delle dichiarazioni rese, verificando preventivamente le informazioni in possesso dell’Inps e di altre amministrazioni pubbliche, e anticipando i controlli anche in ottica antifrode.

Sono stati, inoltre, individuati scenari di “rischio potenzialepredefiniti, incrociando le dichiarazioni presenti nelle domande di reddito di cittadinanza e nelle relative Dichiarazioni sostitutive uniche con i dati e le informazioni presenti nei propri archivi. Questo ha consentito di intercettare le istanze sintomatiche della presunta insussistenza di uno o più requisiti in capo al richiedente (o al nucleo familiare) e di altre situazioni potenzialmente incompatibili e di adottare tempestivamente i conseguenti provvedimenti di reiezione, anticipando tale verifica al momento della presentazione delle domande, scelta recepita e oggi regolata da una specifica norma di legge.

I principali scenari di rischio riguardano la mancanza del requisito della residenza in Italia; le falseo omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare; le false dichiarazioni circa la composizione del nucleo familiare. Un altro scenario di rischio che l’istituto sta da poco utilizzando, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, è relativoall’eventuale titolarità di imprese e/o di qualifiche/cariche sociali da parte dei componenti il nucleo familiare che richiede il beneficio.

Con l’entrata in vigore delle nuove norme, il 38,5% dei nuclei che oggi ricevono il reddito di cittadinanza potrebbero perderlo da agosto 2023. Fra chi smetterà di ricevere la mancetta grillinarientrano tre quarti dei nuclei composti da una persona sola, mentre al crescere del numero dei componenti si riduce la quota degli esclusi (essenzialmente per la presenza di minori). La quota di esclusi è sostanzialmente costante all’interno delle ripartizioni geografiche con quote leggermente maggiori nel Centro e nel NordOvest (rispettivamente 41,3% e 40,8%). Dato che il reddito di cittadinanza è prevalentemente fruito nel Mezzogiorno, ne consegue che la maggior parte degli esclusi sarà residente in quell’area.

Dal punto di vista della nazionalità, gli stranieri sono più colpiti dall’intervento (41,8% di esclusi) rispetto agli italiani (37,9%) per via di una minore presenza di persone disabili all’interno dei loro nuclei.

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