Energia: i consumi non calano, ma più C02 e meno rinnovabili

L’Enea pubblica i dati relativi al 2022. Aumentano le emissioni per il maggiore ricorso al carbone. 

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Per produrre l’energia nel corso del 2022 si è impiegato più carbone e meno rinnovabili, con conseguenti maggiori emissioni inquinanti a fronte di consumi energetici sostanzialmente fermi. L’analisi trimestrale dell’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile -, mostra «segnali di criticità» per il sistema energetico italiano e registra un forte peggioramento dell’indice della transizione energetica Ispred, che aggiorna i minimi storici in un anno segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni sui mercati dell’energia.

I consumi di energia risultano fermi, nei primi nove mesi del 2022 e sono previsti in calo dell’1,5%nell’intero 2022, a fronte di prezzi superiori di oltre cinque volte alla media decennale. I minori consumi non si traducono in un calo delle emissioni di anidride carbonica ma, al contrario, queste continuano a crescere del 6%, dopo il +9% del 2021.

Pesa il forte aumento dei consumi di petrolio (+8%) e carbone (che crescono del 47% e a fine anno saranno vicini ai livelli del 2018). Incide inoltre una contrazione della produzione delle energie rinnovabili, che raggiunge l’11% tra gennaio e settembre. La siccità affossa la produzione idroelettrica (-38%) e l’aumento del 9% di eolico e solare non è sufficiente a compensare il crollo.

L’Enea indica che «non è mai stato così lontano» l’irrealistico obiettivo europeo al 2030 di riduzione delle emissioni del 55% che richiederebbe una riduzione media annua di oltre il 6%, per i prossimi otto anni, un calo che non è mai stato nemmeno avvicinato negli anni in cui la crescita economica è stata positiva.

Dagli istituti di statistica arrivano intanto nuovi dati sulla transizione ecologica. Eurostat rileva che nel 2021, prima dello scoppio della guerra in Ucraina e della crisi energetica, le emissioni di gas a effetto serra delle attività economiche nell’Unione europea sono state inferiori del 22% rispetto al 2008 e l’Italia ha registrato un calo maggiore della media, di oltre il 36%.

L’Istat registra, nel 2020, una spesa media per l’energia pari a 1.411 euro a testa e la diffusione diabitudini poco attente al risparmio in bolletta. Per esempio solo un terzo dei lavaggi in lavatrice è fatto negli orari serali e notturni, più convenienti. E solo il 38,2% dei lavaggi viene abitualmente eseguito a basse temperature. Per non dire della riduzione della temperatura del riscaldamento, con i termostati che viaggiano quasi sempre ben oltre i 19°C.

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