Carburanti: se le tasse sono basse, più vendite specie ai Tir

Il caso dell'Alto Adige. Staffler: «con meno accise, l’estate scorsa sono cresciuti i rifornimenti dei Tir in Italia, che ora tornano all’estero».

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Il peso delle tasse sui carburanti: a sx il prezzo in un distributore italiano; a dx il prezzo esente da accise e Iva in un impianto nella zona extradoganale di Livigno nelle scorse settimane.

La decisione del governo Meloni di non prorogare lo sconto di 30 centesimi al litro delle accise sui carburanti sta facendo nuovamente spostare all’estero il rinfornimento dei camion che operanosulle rotte internazionali che, nel 2022, quando con il taglio delle tasse aveva portato il costo dei carburanti in Italia più basso, aveva invece attirato i rifornimenti degli autotrasportatori, garantendo più gettito fiscale all’erario.

«Per un’impresa che fa trasporti internazionali è impensabile fare rifornimenti in Italia con questi prezzi» afferma il presidente dei proprietari dei distributori di carburanti dell’Unione commercio, turismo e servizi dell’Alto Adige, Haymo Staffler, che vede la questione delle accise in un’ottica europea.

Staffler spiega come abbassando le accise, gli importi incassati a livello statale paradossalmentesalirebbero. Fino a quando le accise in Italia erano alte, l’Austria si era fatta un nome fra i trasportatori, con file interminabili di Tir in attesa per fare il pieno prima di varcare il confine delBrennero. Con l’abbassamento delle accise in Italia, c’è stato un riequilibrio e tanti camionisti hanno iniziato a rifornirsi in Italia. Ma ora, con l’annullamento dello sconto sulle accise deciso dal governo Meloni, l’Austria è nuovamente in vantaggio.

«Ormai i Tir hanno serbatoi che contengono 1.600 litri che sono sufficienti per andare dalBrennero, dove fanno rifornimento, fino in Sicilia e ritorno, per poi fare nuovamente rifornimento in Austria e ritornare magari ad Amburgo – osserva Staffler -. In questo caso in Italia non rimane nemmeno un euro di tasse sul carburante, come invece sarebbe giusto che fosse, per contribuire attraverso le imposte al mantenimento dell’infrastruttura stradale».

«In Austria le accise sono basse per attirare i trasportatori internazionali, ma se a livello europeoci fosse un equilibrio nell’imporre le accise noi avremmo un forte aumento dei rifornimenti – chiosa Staffler – come è avvenuto nel periodo in cui le accise in Italia erano basse, e grazie alle maggiori vendite potremmo incassare complessivamente addirittura un importo maggiore rispetto a quello che incassiamo ora con l’aumento delle accise che ha fatto lievitare il prezzo del carburante».

Non solo: per un’Italia che a detta del governo Meloni e del ministro al Turismo Santaché vuole puntare decisamente sul rilancio del turismo come seconda o terza gamba dell’economianazionale, il fattore costo dei carburanti è strategico per reggere la concorrenza internazionale, magari anche per batterla, anche in considerazione del fatto che circa il 70% degli ingressi nel Belpaese avviene tramite automobile. Il rischio per Giorgia Meloni è l’aver sottovalutato le conseguenze della decisione presa, con il rischio che i 10 miliardi di maggiore gettito derivanti dall’annulamento dello sconto delle accise, si tramutino in un pesante boomerang sulla competitività internazionale della destinazione Italia. Senza considerare le conseguenzesull’inflazione, visto che su gomma – e con il gasolioviaggia oltre l’80% delle merci.

Sbagliare è umano, specie se si è alle prime armi dell’arte del governo, ma perseverare sarebbe pure peggio e i primi effetti sul consenso del governo a causa della decisione presa iniziano a vedersi. Non sarebbe male fare marcia indietro e recuperare i soldi per il taglio delle accise da altre pieghedel mostruoso bilancio statale da oltre 1.000 miliardi.

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