Addio allo stipendio unico nazionale

Necessario passare ad una retribuzione, per dipendenti pubblici e privati, con base giuridica economia uguale per tutti e una quota aggiuntiva temporanea variabile in base al costo della vita.

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Addio allo stipendio unico nazionale

La proposta lanciata dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, di stipendi variabili per gli insegnanti a seconda della sede di destinazione e del relativo costo della vita ha mandato in crisi il mondo sindacale che è salito sulle barricate contro la perdita – tutta da dimostrare – dei dirittiuguali per tutti i lavoratori dipendenti: di fatto, l’addio allo stipendio unico nazionale potrebbeparadossalmente garantire meglio di oggi l’uguaglianza di tutti i lavoratori, garantendo lorouguale potere d’acquisto sulla base del costo della vita piuttosto che uguale stipendio che nasconde invece discriminazioni di reddito effettivo.

La questione è arcinota: l’Italia è il paese dei 100, 1.000 campanili, con differenze spesso notevoli di costo della vita tra piccole e grandi realtà urbane, tra il Nord e il Sud. Ovvio che un dipendente che ha la sede di lavoro in una zona dove il costo della vita è superiore costui tende ad andarsene il primapossibile, sia per avvicinarsi al proprio luogo di residenza, sia per spendere di meno. Di fatto è quanto accade nel mondo della scuola dove al Sud i docenti sono in sovrannumero rispetto alle effettive necessità, mentre al Nord sono sotto organico perché i docenti che sono incaricati lì tendono ad andarsene alla prima occasione utile per avvicinarsi al loro luogo di residenza, complici gli affetti e il minore costo della vita, specie se è originario del Sud.

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La politica e il governo Meloni dovrebbe affrontare la questione, anche per evitare che i concorsiper gli incarichi al Nord vadano spesso deserti – come sempre più spesso accade – e si passi, d’accordo con i sindacati, da una contrattazione che preveda retribuzioni uguali per tutti i dipendenti pubblici e privati a una contrattazione che assicuri per tutti pari potere d’acquisto, a prescindere dalla località di servizio.

Si tratta di prevedere una base giuridica ed economica uguale per tutti, cui aggiungere una quotavariabile di reddito temporaneo tale da coprire il maggiore costo di vita registrato dalla località di servizio rispetto al trattamento economico di base parametrato sul costo della vita più basso. Troppodifficile per i sindacati e la politica? Lo Schiacciasassi spera di no. Addio allo stipendio unico nazionale.

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