Editoria radiotelevisiva sempre più zoppicante in Italia

In 10 anni introiti da pubblicità in calo del 15,3%. Cresce il settore digitale. Tra le televisioni pubbliche, l'Italia è la meno cara.

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Secondo l’indagine di settore condotta dall’Autorità per le comunicazioni (Agcom), l’editoria radiotelevisiva italiana va sempre peggio: nel decennio 2012-2021, i ricavi complessivi dei tre principali soggettipresenti sul mercato televisivo italiano (Rai, Mfe e Sky Italia), sono diminuiti del 12,8% (da 8,39 a 7,32 miliardi di euro) con una riduzione del fatturato superiore a 1 miliardo di euro.

In flessione del 15,3% risultano gli introiti pubblicitari (passati da 3,03 a 2,57 miliardi di euro) dell’editoria radiotelevisiva, mentre la riduzione delle risorse fornite dai servizi a pagamento è del 30% (ridottesi da 2,97 a 2,08 miliardi di euro) per i quali è da rimarcare l’effetto provocato dall’ingresso di Dazn e Prime Video nel mercato dei diritti sportivi.

Gli introiti da canone di abbonamento alla Rai fanno registrare un lieve incremento (+5,2%), (da 1,73 a 1,82 miliardi di euro). Nel decennio considerato, i ricavi complessivi della concessionaria pubblica sono rimasti sostanzialmente stabili (nel periodo flettono dell’1,5% e nel 2021 sono pari a 2.665 milioni di euro), mentre gli introiti di Sky Italia si riducono di oltre l’8% (da 2,85 a 2,61 miliardi di euro). Quelli riferibili alle attività in Italia di Mfe (Media for Europe) flettono del 28,1% (da 2,83 a 2,04 miliardi di euro), riduzione in larga parte dovuta al sostanziale venire meno delle attività a pagamento.

I ricavi complessivi registrati nel 2021 dalle principali imprese del settore tv hanno visto una crescita dell’1,4% rispetto al 2020, ma registrano una flessione del 10,4% (in valore pari a circa 960 milioni di euro) rispetto al 2017, quando le risorse complessive dell’editoria radiotelevisiva sfioravano i 9,2 miliardi di euro.

Quanto al canone delle televisioni pubbliche attive in Europa, l’Italia si conferma per avere il canone destinato alla televisione pubblica più basso fra i maggiori Paesi europei ed è inferioreanche alla media europea (0,25 al giorno per abbonato contro gli 0,32 medi). Risultano molto più onerose per i contribuenti la Tv pubblica tedesca (0,58 giornalieri), quella britannica (0,50) e francese (0,38).

Nel 2022 solo 77,8 euro dei 90 euro (pari all’86%) sborsati da ogni abbonato sono stati incassatidalla Rai, un’incidenza anche in questo caso inferiore alla media europea (90,5%). Secondo la nuova edizione del Report Media & Entertainment curato dall’Area Studi Mediobanca, con 8,9 miliardi, il servizio radiotelevisivo pubblico tedesco evidenzia il giro d’affari più elevato nel confronto europeo, più del triplo rispetto a quello italiano (2,6 mld). Completano il podio Gran Bretagna (7,7 mld) e Francia (3,9 mld).

Nel 2021 – prosegue l’indagine di Mediobanca – l’Italia si posiziona al terzo posto per crescita dei ricavi (+6,7% sul 2020), dietro solo a Spagna (+24,2%) e Gran Bretagna (+8,3%). L’Italia (leggi Rai) si distingue quanto a redditività industriale: nel 2021 l’ebit margin della TV pubblica italiana si è attestato al 3,6% (in diminuzione di 0,2 p.p. sul 2020), davanti al 3,2% del Regno Unito e al 2,5% della Spagna (unica in miglioramento, +5,9 p.p. sul 2020), mentre permane in territorio negativo la Francia (-1,1%).

La Rai è prima per fatturato in Italia (2,7 miliardi di euro, +6,7% sul 2020), seguita da Sky (2,5 miliardi di euro, -10,4% sul 2020) e Mediaset (2 miliardi, +11,7%). Prosegue la crescita esponenzialedelle piattaforme online, grazie soprattutto a Netflix che può già contare su quasi 5 milioni di abbonati (+50% rispetto al 2019).

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