Reddito di cittadinanza: procedura infrazione Ue contro Italia

La Commissione vuole parità di trattamento tra italiani, europei e immigrati. Una ragione in più per abrogarlo definitivamente prima di trasformare l’Italia nel bengodi universale. L’Inps scopre 11 miliardi di truffe.

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reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio all'epoca della presentazione del reddito di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza non è in linea con il diritto Ue in materia di libera circolazione dei lavoratori, diritti dei cittadini, residenti e protezione internazionale: lo sostiene la Commissioneeuropea, che ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia perché il reddito discrimina gli altri lavoratori Ue.

Le prestazioni di assistenza sociale come il reddito di cittadinanza, spiega la Commissione in una nota, «dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’Ue che sono lavoratori subordinati, autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente dalla loro storia diresidenza».

I benefici del reddito, prosegue inoltre la Commissione europea, dovrebbero essere estesi acittadini comunitari che non lavorano per altri motivi, con la sola condizione che risiedanolegalmente in Italia da più di tre mesi, e soggiornanti di lungo periodo al di fuori dell’Ue.

Il requisito della residenza in Italia da 10 anni «si qualifica come discriminazione indiretta», scrive la Commissione. Il regime italiano di reddito minimo, infine, discrimina direttamente i beneficiari di protezione internazionale, che non possono beneficiarne.

L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione. In caso contrario, la Commissione può decidere di inviare un parere motivato.

Grazie ai controlli preventivi effettuati dall’Inps sui requisiti per la titolarità al reddito o alla pensionedi cittadinanza, si è evitato il pagamento di prestazioni dall’avvio della misura nell’aprile 2019 per circa 11 miliardi: il dato eclatante relativo ai tentativi di truffa sventati lo ha fornito il presidentedell’Inps, Pasquale Tridico: «c’è un tasso di rigetto di circa il 32% delle domande. I rigetti, le revoche e le decadenze di fatto hanno riguardato tre milioni di domande».

Tra i dati comunicati dall’Inps e i tentativi della Commissione europea di trasformare l’Italia in una sorta di bengodi globale queste sono ragioni più che sufficienti per abolire definitivamente lafurbata grillina che è servita solo da voto di scambio per il M5s, scaricandone i costi su tutti i contribuenti, senza abolire la tanto decantata povertà e tantomeno avviare i disoccupati al lavoro.

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