La siccità affligge il Trentino: il riempimento di bacini e laghi solo al 34%

Dato inferiore del 37% rispetto a media storica. Problemi per l’agricoltura e per la produzione idroelettrica.

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Il lago artificiale di Santa Giustina, il più grande del Trentino, ridotto ad un terzo della sua capacità.

La siccità affligge il Trentino con grandi bacini idrici riempiti di acqua per 141 milioni di metri cubi, di cui 102 riferiti ad invasi artificiali e 39 riferiti a laghi naturali regolati. Il riempimento complessivo medio è pari al 34%, pari al 29% per gli invasi artificiali e al 53% per i laghi naturali regolati.

Il volume utile complessivo degli invasi artificiali delle 14 grandi dighe idroelettriche trentine di Santa Giustina, Careser, Pian Palù, Pra da Stua, Speccheri, San Colombano, Stramentizzo, Forte Buso, Val Noana, Schener, Costabrunella, Ponte Pià, Bissina, Boazzo è di 348 milioni di metri cubi di acqua. Cifra che sale a 407 milioni di metri cubi contando anche i 59 milioni di metri cubi dei laghi naturali (Molveno, Toblino, Cavedine, Ledro) regolati artificialmente per mezzo delle derivazioni. Il grado di riempimento complessivo per gli invasi artificiali considerati più significativi è inferiore del 37% rispetto al dato medio storico, con percentuali variabili tra l’11% e il 44%. Significativo è che gli invasi più capienti sono quelli che più si discostano dal grado di riempimento medio storico. Ma l’odierna siccità non è un qualcosa di straordinario, visto che le medie storiche evidenziano spesso un febbraio asciutto.

La quota attuale del lago artificiale di Santa Giustina, il più grande del Trentino, è inferiore di 30 metri rispettoad un livello ottimale estivo. Il dato emerge dal sopralluogo effettuato dal vicepresidente della provincia di Trento e assessore all’ambienteMario Tonina, assieme al sindaco di Predaia, Giuliana Cova, al dirigente dell’Agenzia provinciale per le risorse idriche e l’energia (Aprie), Laura Boschini, e a Sandro Rigotti, del servizio grandi derivazioni idroelettriche e distribuzione gas, e Luigi Magnaguagnoamministratore delegato di DolomitiEdison Energy srl, la società del gruppo Dolomiti Energia che gestisce l’impianto idroelettrico.

«Siamo in una fase critica per tutti i bacini idrici trentini, a causa della poca neve e pioggia caduta nei mesi scorsi e della scarsità di accumulo nevoso sulle montagne. Difficoltà oggettive destinate ad aggravarsi se non ci saranno abbastanza precipitazioni nei prossimi mesi: le nostre grandi riserve idriche, che garantiscono i fabbisogni per l’agricoltura e la produzione idroelettricasono in difficoltà. Le soluzioni non sono facili da trovare, ma quello che possiamo raccomandare da subito, rinnovando l’appello dell’estate 2022, è il risparmio dell’acqua in tutti i settori», afferma Tonina.

Nel lago della Val di Non causa siccità al momento è presente un volume d’acqua di 39 milioni di metri cubi, corrispondente al 30% della capacità utile operativa. Si tratta di un dato di gran lunga inferiore rispetto a quello medio di 69 milioni di metri cubi, registrato negli ultimi dieci anni in questo stesso periodo. Considerate le condizioni attuali, dato che in montagna è presente metà della risorsa idrica nivale rispetto alle medie delle stagioni passate (confermate da un sopralluogo sul Mandrone (Adamello), si ritiene difficile raggiungere il livello di riempimentoprevisto dai vincoli della concessionesenza procedere nel mantenere sospesa la produzione idroelettrica. L’abbassamento del lago ha riportato alla luce sulla sponda il ponte sulla vecchia strada sopra il rio San Romedio, sommersa con il riempimento del bacino idroelettrico negli anni Cinquanta.

rischio siccità pure l’irrigazione in Trentino e, soprattutto, in Lombardia e in Veneto, visto che i fiumi trentini alimentano anche le pianure agricole della Bassa, che rischiano di rimanere ancora più a secco della stagione precedente. Da qui la necessità di investire oggi per nuove metodiche di irrigazione diffondendo il più possibile quella a goccia per evitare le dispersioni, oltre alla necessità di puntare sempre più sull’agricoltura verticale in ambienti confinati, per assicurare produzioni costanti difese dalle bizze climatiche e bisognose di minori apporti idricifertilizzanti e fitosanitari.

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