Raccomandazione Ue, ovvero i compiti a casa del governo Meloni

Una Commissione Ue espressione del centro sinistra tenta di influenzale un governo di centro destra anche in vista delle elezioni europee del 2024 e scongiurare il possibile cambio di maggioranza.

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In vista delle elezioni europee del giugno 2024 e del probabile cambio dell’assetto di potere al vertice della Commissione, con l’uscita dei socialisti per fare posto ai conservatori europei guidati proprio dalla premier del governo italiano, Giorgia Meloni, Bruxelles ha inviato a Roma la consueta raccomandazione Ue semestrale che pone al governo italiano una serie di vincoli che si faranno più stretti nel 2024, mettendo più di un’ipoteca sui cavalli di battaglia del centro destra che ha vinto le elezioni politiche dello scorso settembre 2022.

Bruxelles non si è limitata a mettere sotto osservazione le debolezze croniche dell’Italia, a partire dal debito pubblico mostruoso e del problema del pagamento di una quota di interessi sempre più alta complice il rialzo dei tassi operato dalla Banca centrale europea. Ci sono critiche riguardanti il piano di riforma fiscale basato sull’estensione della flat tax e l’attuazione dell’autonomia differenziata, il cui iter di approvazione parlamentare è appena iniziato.

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I due commissari europei, il lituano Valdis Dombrovskis e l’italianissimo Paolo Gentiloni, hanno messo una serie di paletti sul cammino del governo Meloni che potrebbero rendere più difficile il percorso politico, ad iniziare dalla riattivazione dei vincoli di bilancio nel 2024, rendendo particolarmente ostico l’approntamento della Finanziaria 2024 da approvare entro il prossimo dicembre.

Il rischio è che con la nuova raccomandazione Ue s’incrini quel rapporto di collaborazione instaurato in ambito finanziario dal ministro alle finanze italiano, Giancarlo Giorgetti, con la Commissione, specie in vista dell’appuntamento elettorale europeo del prossimo anno. Il ritorno dei parametri del Patto di stabilità renderà più difficile portare avanti le riforme in fatto di tassazione e di riforma istituzionale.

La Commissione europea raccomanda all’Italia di adottare una serie di misure tra cui la riduzione progressivadegli aiuti legati ai rincari energetici, la limitazione dell’aumento della spesa primaria netta a non più dell’1,3%, il mantenimento del livello degli investimenti pubblici e l’assorbimento delle sovvenzioni Ue del Pnrr e della Politica di coesione, in particolare per promuovere la transizione verde e quella digitale.

Riguardo ai conti pubblici e al fisco, le raccomandazioni all’Italia sono di perseguire una politica di bilancio di risanamento e «prudente» a medio temine, di ridurre ulteriormente le imposte sul lavoro e di attuare la riformadel sistema tributario, preservandone la progressività e migliorandone l’equità, razionalizzando e riducendo le agevolazioni fiscali, e allineando i valori catastali con i valori di mercato attuali. Altre raccomandazioniriguardano la promozione dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile, con l’eliminazione dellesovvenzioni dannose per l’ambiente e l’accelerazione dell’installazione delle stazioni di ricarica per i veicoli elettrici.

Come si vede, queste sono tematiche che proprio il governo Meloni e la maggioranza di centro destra stanno contrastando anche a livello europeo per limitare la deriva ambientalista dell’attuale Commissione che rischia di lasciare in eredità un disastro sociale ed economico sull’altare di una protezione ambientale che non migliorerà di molto nonostante gli sforzi profusi. Più che un coordinamento tra le politiche economiche e sociali tra i vari stati dell’Unione, la raccomandazione Ue pare uno sgambetto bell’e buono alle politiche economiche e sociali di un governo legittimamente eletto che ha il difetto, agli occhi della Commissione uscente, di non essere del suo stesso colore politico.

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