Produzione industriale italiana in deciso calo ad aprile

Nubi sulla crescita 2023. Pesa il calo tedesco. Confcommercio: non scontato Pil oltre 1%.

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Produzione industriale italiana analisi dei settori industriali

Ad aprile la produzione industriale italiana ha registrato il dato peggiore da quasi tre anni, e allunga un’ombrasulle prospettive dell’economia nazionale per la restante parte del 2023.

L’Istat registra una contrazione dell’indice della produzione industriale italiana dell’1,9% rispetto a marzo, il quarto consecutivo, e una caduta rispetto all’anno precedente del 7,2%, la più profonda a partire da luglio 2020, nell’anno maledetto del Covid. L’andamento negativo è esteso a tutti i principali comparti, a partire dall’energia (-12,6% su anno) e dai beni intermedi (-11%).

I nuovi dati sono letti come «un campanello d’allarme» da Confcommercio che osserva come la crescita del Pilsopra l’1%, prevista dopo l’ondata di revisioni al rialzo, sia un risultato «non scontato né già acquisito», tanto più dopo la frenata della fiducia di famiglie e imprese registrata a maggio. Il rischio indicato dall’ufficio studi di Confcommercio è di un impatto negativo sull’Italia delle difficoltà di paesi come la Germania, oltre al peso dell’inflazione elevata e dei ritardi del Pnrr. Berlino è il primo partner commerciale dell’Italia, con un peso ancora maggiore sull’economia manufatturiera del Nord Italia fortemente integrata con la Baviera e Baden Wurttemberg e il fatto che sia in recessione tecnica nel primo trimestre avrà conseguenze, come ha sottolineato di recente anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, secondo cui l’economia tedesca «qualche problema» per l’industria italiana lo creerà, ma ci sono i servizi che dovrebbero compensare.

Anche le ultime previsioni dell’Istat, nell’indicare una crescita del Pil all’1,2% per il 2023, hanno anticipato un rallentamento dell’attività economica dopo i primi tre mesi particolarmente positivi. E’ attesa, in particolare, una «netta decelerazione» degli scambi con l’estero, a causa della domanda mondiale più debole.

Già ad aprile i primi dati sul commercio internazionale dell’Italia, relativi ai paesi extraeuropei, hanno mostrato una contrazione delle esportazioni: queste non calavano su base annua da oltre due anni e hanno rappresentato uno dei motori della ripresa post-Covid.

Tra i fattori di rischio specifici per l’Italia, l’analisi segnala gli effetti delle politiche monetarie restrittive su consumi e investimenti, la fine della spinta degli incentivi all’edilizia e le possibili conseguenze economiche, soprattutto nel settore agricolo, dell’alluvione in Emilia Romagna. In questo contesto, secondo l’Istat, l’attuazione del Pnrr può parzialmente controbilanciare la stretta sugli investimenti.

Tornando ai dati, l’andamento della produzione industriale ad aprile è «molto peggiore delle attese», commenta l’economista Mario Seminerio sottolineando in particolare il risultato della manifattura in senso stretto, in calo del 2,1% mensile e del 6,7% annuale, e rimarcando il «silenzio dai cantori del boom italiano».

Anche il capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, parla in di un «calo deludente. I servizi sembrano abbastanza vivaci da compensare la resistenza industriale – scrive De Felice – ma prevediamo un rallentamento del ritmo sequenziale della crescita del Pil».

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