Economia europea in frenata grazie ai tassi Bce

Aumento dei tassi, inflazione che non cala, rallentamento generalizzato dell’economia continentale e scelte strategiche fallimentari della Commissione: mix micidiale.

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Economia europea

L’economia europea sta andando in stallo con le previsioni di crescita della Commissione riviste al ribasso per il 2023, con l’Italia che riesce a galleggiare in area positiva, mentre la Germania è caduta in recessione

Di fatto, la decisione del repentino rialzo dei tassi perpetrato dalla presidente della Banca centrale europea, la francese Christine Lagarde ha bloccato l’economia europea, cui s’aggiungono gli effetti delle strampalate decisioni della Commissione europea volte all’azzeramento della già ridotta percentuale di emissioni climalteranti sul totale globale sta mandando in fallimento intere filiere manifatturiere, liberando il mercato ai prodotti cinesi che possono entrare in Europa a dazio zero e senza preoccuparsi del contenimento delle emissioni, che in Cina sono attese in aumento fino al 2050.

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L’effetto combinato di tutti questi ingredienti economici e politici non hanno affatto contribuito a calmierare l’inflazione che, seppur in calo, è ancora al galoppo. Semmai si sono riverberati pesantemente sui bilanci delle famiglie, che hanno un mutuo casa da pagare o le rate per un bene di consumo durevole, e delle imprese, che devono fronteggiare i maggior costi di produzione, a partire da quello delle materie prime e dell’energia, i cui prezzi medi 2024 per l’Italia quotano a 143 euro per MWh, 135 per la Francia, 128 per la Germania, per giungere ai 50 dollari per MWh della Cina e ai 47 dollari degli Stati Uniti.

Ciliegina finale, gli effetti dell’inflazione indotti sui fondi TFR da rivalutare del personale dipendente delle aziende, che costituiranno un’ulteriore, pesante voce di uscita dai bilanci già messi a dura prova, specie se del settore edile, che di suo deve fronteggiare i 30 miliardi di crediti incagliati del Superbonus 110% voluto dal governo Conte 2.

Ma sul bilancio dello Stato e sulla montagna dei 2.845 miliardi di debito pubblico volteggiano anche i prestiti pandemici garantiti dallo Stato durante il Covid: a fine 2022 i prestiti ammontavano a 169,8 miliardi di euro, pari ad un quantitativo doppio rispetto a quelli erogati da Francia e Spagna e addirittura quintuplo a quelli tedeschi. Già ora dei circa 170 miliardi se ne reputano irrecuperabili – e, quindi, automaticamente trasformati in nuovo debito pubblico – tra i 19 e i 39 miliardi, con la possibilità di crescere ulteriormente se l’economia italiana dovesse anch’essa grippare.

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