Affitti brevi, il tentativo del colpo di mano tramite decreto pare superato

Si va verso una decisa stretta su un settore cresciuto esponenzialmente che in Italia riguarda 500.000 abitazioni, tolte dal mercato delle “normali” locazioni residenziali.

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Affitti brevi

Il tentativo di accelerare sulla stretta sul fenomeno degli affitti brevi, trasformando la proposta di legge in un decreto con la possibilità, secondo alcune indiscrezioni, di essere già sul tavolo di uno dei prossimi consigli dei ministri, è stato disinnescato, almeno per il momento. Ma non è detto che rientri dalla finestra.

La questione degli affitti brevi si fa sempre più rovente e fino a poche ore fa stava circolando uno schema di decreto-legge (e non più di disegno di legge) con le disposizioni urgenti per la disciplina delle locazioni di immobili a uso abitativo per finalità turistiche. Una conferma della possibilità che il provvedimento si trasformi in decreto, era arrivata anche dal deputato di Fratelli d’Italia, Gianluca Caramanna, responsabile nazionale del dipartimento Turismo del partito, secondo cui «non è vero che il decreto legge sugli affitti brevi è saltato. Da quel che mi risulta, il testo sarà pronto a giorni».

Le novità più grandi c’erano state nell’aggiornamento tra la versione di fine maggio a quella circolata a inizio settembre, ma certo il decreto legge darebbe una decisa accelerata finale e in questa nuova versione ci sono delle nuove limature. Una di queste è che «il contratto di locazione per finalità turistiche avente ad oggetto unoo più immobili ad uso abitativo, nei comuni capoluoghi delle città metropolitane non può avere una durata inferiore a due notti consecutive, fatta eccezione per l’ipotesi in cui la parte conduttrice sia costituita da un nucleo familiare con almeno tre figli». Rimane dunque la durata minima della presenza di due notti consecutive nei comuni capoluoghi delle città metropolitane (per i soggiorni di una notte, quindi, l’unica soluzione possibile sarà ricorrere alle strutture ricettive tradizionali), ma si reintroduce la variabile delle famiglie numerose.

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Il limite di appartamenti che lo stesso proprietario può destinare all’affitto breve è confermato a due. Al di sopra, la locazione è considerata un’attività economica e, quindi, il proprietario che gestisca tre o più alloggidestinati agli affitti brevi deve aprire la Partita Iva. Confermati anche il Cin, Codice identificativo nazionale, e gli obblighi di dotazioni di sicurezza, anti incendio e per il monossido di carbonio, similmente alle stanzed’albergo.

Della portata del provvedimento sono soddisfatti gli albergatori di Federalberghi, che da sempre denunciano una sorta di concorrenza sleale degli affitti brevi ai danni degli alberghi. «Esprimiamo apprezzamento per un Governo che finalmente ha deciso di mettere le mani a una materia spinosa e che ci vedeva come la Ceneretola del mondo, l’unico paese che non aveva legiferato sugli affitti brevi – dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca -, ma mi viene francamente da ridere quando dicono che questo è un decreto fatto a posta per le esigenze degli albergatori. Per noi, la norma giusta è quella fatta da New York. E cioè, visto che ci si sgola dicendo che gli affitti brevi servono per tutelare la proprietà privata e per integrare il reddito, a casa mia la proprietà privata è quella dove tu vivi. Invece con questa norma tu ti compri tranquillamente due appartamenti e ci fai un business per 365 giorni l’anno con gli affitti brevi. Questa non è integrazione al reddito e non è proprietà privata, ma è un’attività commerciale».

Secondo Federturismo Confindustria, in Italia sono oltre 500.000 gli appartamenti e le stanze proposti con la formula degli affitti brevi per scopo turistico, «frutto di una totale assenza di regolamentazione del mercato che in molti centri ha creato problemi di eccesso di turismo. E’ indispensabile ora accelerare sui tempi di approvazione».

Sul fronte opposto, decisamente scontenti i 14 rappresentanti del settore immobiliare e turistico (Abbav, Aigab, Breve, Confassociazioni Real Estate, Confedilizia, Fare, Fiaip, Host+Host, Host Italia, Myguestfriend, Ospitami, Prolocatur, Property Managers Italia, Rescasa Lombardia) che con un documento congiunto bocciano il provvedimento ritenuto «fortemente lesivo del diritto di proprietà», «profondamente illiberale e in molte sue parti contrario ai principi costituzionali» e «soprattutto palesemente mirato a contrastare la locazione delle abitazioni private».Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano” e “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

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