Frutticoltura: vendemmia uva ottima, ma pericoltura a rischio

L’Osservatorio Uiv-Vinitaly evidenzia l’ulteriore calo. Produzione di pere ridotta ad un terzo del normale.

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frutticoltura Inquinamento da plastica

Annata agricola a doppia velocità per la frutticoltura italiana: se per le uve si presenta una vendemmia positivaanche se con volumi in calo, per la pericoltura si registra un tracollo.

Per il settore vinicolo, secondo l’Osservatorio di Uiv-Vinitaly, la vendemmia appena iniziata si sta manifestando come la più complicata degli ultimi 20 anni. In particolare al Nord – a partire da Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte – ma anche nel Mezzogiorno (Abruzzo e Sicilia), i volumi delle uve raccolte sono inferiori a quanto preventivato (-12% dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Uiv), a causa della grandine e del caldo persistente, che ha asciugato le uve riducendone la resa. Per contro, si prospetta un’annata di qualità eccellente per molte importanti denominazioni dello Stivale, a partire dai vini rossi.

Nonostante la scarsità del prodotto disponibile per la nuova annata, rileva Uiv, il mercato del vino sfuso è fermo, con il numero di contrattazioni in calo del 40% rispetto alla media tradizionale del periodo e prezzi che – non solo sui vini comuni, ma anche su quelli DopIgp, specie del Centro-Sud Italia – stanno registrando forti pressioni verso l’alto.

E dal commercio internazionale arrivano ulteriori segnali negativi. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che ha elaborato gli ultimi dati export di vino italiano verso l’area extra-Ue relativi ai primi 7 mesi dell’anno, l’andamento ha ormai raggiunto decrementi tendenziali ormai quasi in doppia cifra nei volumi (-9%) e in recessione anche nei valori (-6%). Pesante la situazione nel primo mercato al mondo – gli Stati Uniti – che negli ultimi 4 mesi è passato da -4% (volume) a -12%, con gli spumanti tricolori a -16% e i fermi imbottigliati a -10%. Complessivamente, a eccezione della Russia tutti i principali 12 mercati terzi presi in esame segnano quantità in calo a partire, oltre che dagli Stati Uniti, da sbocchi chiave come Regno Unito (-3%), Svizzera (-10%), Canada (-20%), Giappone (-16%), Norvegia (-13%), ma anche da piazze emergenti come Cina (-27%) Sud Corea (-40%), Australia (-20%) e Brasile (-4%).

Sempre in tema di frutticoltura, il Consorzio di Tutela Pera dell’Emilia Romagna Igp, regione dove si concentra la maggiore produzione italiana, «quella che stiamo vivendo è una stagione da allarme rosso per il comparto della pera. A raccoltoappena concluso, la situazione si sta rivelando anche peggiore rispetto alle più prudenti previsioni formulate lo scorso luglio».

UnaPera, la più grande associazione europea di pericoltura, che riunisce oltre 5.000 aziende agricole su più 8.500 ettari, pari in media al 70% della produzione dell’Emilia Romagna, dispone quest’anno di circa 30.000 tonnellate di prodotto per il consumo fresco, pari a un terzo di quelle dello scorso anno, quando la raccolta si era attestata a quota 90.000 tonnellate.

Il calo della produzione, soprattutto in Emilia Romagna, è una tendenza che in questi ultimi anni è andata consolidandosi, complice innanzitutto la riduzione degli ettari coltivati: dai 18.500 del 2017 si è passati agli attuali 12.000. Una flessione dettata dalle difficoltà tecniche legate a questa coltivazione, indotte in gran parte dalle avversità climatiche. Il crollo delle rese, ovviamente, si riflette immediatamente sulla remunerazione degli agricoltori.

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