Ritardati pagamenti: la Commissione europea deferisce l’Italia alla Corte di giustizia

Il Belpaese è in compagnia di Belgio e Grecia che non rispettano i tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni che saldano le fatture ben oltre i 30 giorni di legge.

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Ritardati pagamenti tassazione sulle multinazionali

La Commissione Europea ha deciso di deferire il Belgio, la Grecia e l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue per non aver applicato correttamente la direttiva 2011/7/Ue sui ritardati pagamenti, che riguarda le pubbliche amministrazioni, tre paesi che si caratterizzano per avere un elevato debito pubblico in rapporto al Pil.

La Commissione ha anche inviato un parere motivato alla Grecia in un caso separato, che riguarda le deroghe firmate da appaltatori ospedalieri, che accettano di rinunciare ad alcuni dei loro diritti a fronte della promessa di pagamenti immediati.

La direttiva sui ritardati pagamenti obbliga le autorità pubbliche a pagare le fatture dei fornitori entro 30 giorni (o 60 giorni per il comparto sanitario). Rispettando queste scadenze, per la Commissione, «le autorità pubbliche danno l’esempio nella lotta contro la cultura dei cattivi pagamenti nel contesto imprenditoriale», perché i ritardi nei pagamenti hanno effetti negativi sulle imprese, riducendo la liquidità, impedendo la crescita, ostacolando la resilienza e potenzialmente ostacolando i loro sforzi per diventare più verdi e digitali.

Nell’attuale contesto economico, le imprese, e in particolare le Pmi, fanno affidamento su pagamenti regolari per operare e mantenere l’occupazione.

La Commissione europea che sta istituendo un Osservatorio europeo dei pagamenti nelle transazioni commerciali, ha presentato una revisione della direttiva sui ritardi di pagamento e ha adottato una proposta di regolamento sulla lotta ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali nel settembre scorso che prevede di portare per tutti i soggetti acquirenti il termine di pagamento a 30 giorni nei confronti dei fornitori.

Per l’Oice, l’associazione delle società di ingegneria e architettura, «giusto migliorare l’attuazione delle norme UE, ma il problema maggiore risiede nella burocrazia di molti enti pubblici: per le società di ingegneria, nel 2022 sono stati registrati ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione per oltre il 56% delle società variabili da 3 a oltre 9 mesi; nessuno avviene entro 30 giorni».

Per il presidente, Giorgio Lupoi, «dobbiamo segnalare come siano soprattutto le farraginose procedure di alcuni importanti enti italiani a fare sì che, una volta conclusa la prestazione contrattuale, i tempi per ottenere il via libera per la fatturazione siano lunghissimi e questo a causa dei numerosi pareri interni ai diversi uffici competenti di queste amministrazioni. E’ una cosa incredibile se pensiamo che siamo nell’era della digitalizzazione, così come è incredibile anche che il pagamento spesso sia differito per quote non irrilevanti (a volte del 30 o 40%), a momenti successivi, ad esempio al collaudo dell’opera progettata, quindi ad anni dalla conclusione della prestazione».

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