Caro tassi: a rischio insolvenza 500.000 mutui casa per 60 miliardi di euro

La denuncia de “il Sole 24Ore” e dell’Osservatorio Nomisma “Salva la tua casa”.

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Caro tassi

Gli effetti impazziti della cura caro tassi imposta dalla Banca centrale europea per abbassare l’inflazione stanno avendo effetti dirompenti sui soggetti indebitati, specie per coloro che lo sono per cifre rilevanti, quasi sempre per l’accensione di un mutuo per l’acquisto di una casa, peggio se a tasso variabile, come è accade per tutti i giovani fino a 35 anni con la garanzia dello Stato.

Secondo i dati dell’Osservatorio NormisaSalva la tua casa” pubblicati da “il Sole 24Ore”, sarebbero a rischio insolvenza ben 500.000 contratti di mutuo per un controvalore di quasi 60 miliardi di euro, che rischia di avere profonde conseguenze sia sulle finanze personali dei mutuatari che rischiano la perdita del bene per insolvenzanel pagamento, sia per le banche erogatrici del crediti che, infine, per le ripercussioni sul mercato immobiliareche subirebbe un forte aumento dell’offerta con conseguente calo delle quotazioni medie degli immobili.

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A fare scattare l’allarme sulla sostenibilità del mutuo è il superamento del 50% della capacità di reddito da parte della rata mensile del mutuo, anche se alla stipula del contratto questa s’aggirava come da prassi bancaria attorno al 30% del reddito familiare. L’abnorme spinta del caro tassi – cresciuto di ben 450 punti base in poco più di un anno – imposto dalla Bce ha portato la spesa ben oltre la soglia di prudenza, facendo spesso passarequella di rischio del 50%.

La cosa è particolarmente grave per coloro che hanno un mutuo ancora lungo da pagare, con un forte pesodegli interessi: nel giro di pochi mesi, un mutuo medio da 120.000 euro a vent’anni è passato da una rata mensile di 400-500 euro di inizio 2022 ad una da 800-900 euro al mese, finendo con il pesare in modopraticamente insostenibile per le famiglie delle fasce basse e medie di reddito fino a 40.000 euro lordi all’anno di reddito, pari a circa 2.000 euro netti al mese.

Il problema non è affatto trascurabile: negli ultimi dieci anni in Italia sono stati erogati mutui per un controvalore di 413 miliardi, di cui circa 160 miliardi a tasso variabile. Di questi, particolarmente critici sono quelli con la durata residua più lunga, superiore ai 10 anni e per i titolari con redditi fino a 1.500 euro netti al mese, perché il rapporto reddito/rata supera con più facilità la soglia del 50% raggiungendo spesso anche quella del 60%.

Anche un probabile calo dei tassi nei prossimi mesi non è destinato a mettere in sicurezza il sistema, perché nella migliore delle ipotesi il caro tassi potrebbe assestarsi attorno al 3% forse entro la fine del 2024 inizio del 2025, mentre il peso per i mutuatari rimarrebbe comunque elevato, complice anche la spinta del caro vita che ha ridotto ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie.

Di qui lo scenario che nel 2024 si potrebbe registrare un forte aumento delle aste immobiliari, previsto in crescita del 10% per un ammontare di circa 180.000 vendite all’incanto, con probabili quotazioni al ribasso e con il rischio che il ricavato della vendita possa non coprire l’intero ammontare del debito contratto.

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