Alitalia ultimo atto, forse, con 2.723 licenziamenti di personale non assorbito da Ita Airways

Intanto, Lufthansa sta per rilevare il 40% del nuovo vettore in attesa che completi il passaggio di tutta la quota detenuta dallo Stato.

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Alitalia ultimo atto

Alitalia ultimo atto, forse, dopo avere dilapidato nella sua vita la bellezza di 14 miliardi tra ricapitalizzazioni e salvataggi vari, quando invece di un forzato mantenimento in vita sarebbe stato più conveniente e un’eutanasia: ora tocca al licenziamento degli ultimi 2.723 dipendenti rimasti in carico alla società in amministrazione straordinaria.

Per tutti coloro che non sono transitati al nuovo vettore Ita o alle due società nate dallo spezzatino Alitalia attive nella manutenzione degli aerei o nei servizi a terra l’alternativa è rimanere in carico alla società in liquidazione per altri 10 mesi di cassa integrazione con indennità fino a 2.500 euro al mese, oppure ricevere due anni di Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione.

I sindacati, forti anche dell’appoggio della politica laziale che tra i dipendenti dell’ex compagnia di bandiera ha pascolato in lungo e in largo, chiedono la proroga della cassa integrazione e il ricollocamento dei lavoratorinell’ambito del perimetro delle attività aeronautiche.

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Alitalia non è più operativa del 15 ottobre 2021, quando è decollata l’attività di Ita Airways, ora in predicato di finire assorbita dal vettore tedesco Lufthansa con una prima acquisizione al 40% per poi salire progressivamenteall’intero capitale detenuto dal ministero dell’Economia.

A pesare sui conti sempre in rosso di Alitalia – fatta eccezione per il 2002 quando il “nero” arrivò nei bilanci della compagnia grazie all’incasso della penale da parte dell’olandese Klm per non sposarsi con il vettore italiano stra politicizzato e sindacalizzato – anche una gestione del personale fallimentare: dal caso di amministratori delegati pagati a peso d’oro e liquidati altrettanto dopo solo pochi mesi di gestione fallimentare della compagnia, al caso del personale, pure lui pagato più della media del mercato europeo a fronte di una produttività minore, che avrebbe dovuto operare sullo scalo di Malpensa che, invece di essere semplicemente ridislocato in pianta stabile nella brughiera menegina, qualche illuminato amministratore scelse la via di trasportare ad ogni inizio turno il personale da Roma a Malpensa con voli dedicati e fare altrettanto al termine del servizio, ovviamente tutto all’interno dell’orario di servizio.

Alitalia, così come altri casi di intervento pubblico nell’economia come l’Ilva di Taranto o il Monte dei Paschi di Siena sono esempi di come la politica – di sinistra, ma anche quelli dei governi tecniciabbia dato una pessima prova di capacità, priva oltretutto di una visione a medio termine. Ora, l’unica speranza è che la politica si trattenga una volta per tutte dall’allungare nuove mance a carico degli italiani accompagnando Alitalia all’ultimo atto che avrebbe già dovuto arrivare agli inizi degli anni 2000.

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