La Commissione Ue azzoppa il vino e i porti europei

A due settimane dall’entrata in vigore delle nuove etichette delle bottiglie del vino, arriva il cambio delle regole, costringendo a buttare milioni di etichette già stampate. Dal 1° gennaio la norma Ets entra in vigore per i porti europei.

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Commissione Ue

Ancora una prova di cattiva Europa riguardo al cambio in corsa da parte della Commissione Ue delle norme sull’etichettatura delle bottiglie di vino pronte ad essere immesse in commercio e alla norma che impone il balzello Ets a tutte le navi che attracchino ad un porto europeo: quell’Europa che ormai la maggioranza dei cittadini europei vorrebbe cancellare se non ridimensionare fortemente con le elezioni del nuovo Europarlamento a giugno 2024.

Viticoltori e associazioni di categoria sul piede di guerra per le linee guida, pubblicate il 24 novembre, sul regolamento che entrerà in vigore dieci giorni dopo, l’8 dicembre 2024.

L’oggetto della querelle è il Qr code da applicare sulle etichette delle bottiglie, che dovrebbe rimandare a una serie di informazioni, in primis i valori nutrizionali e gli ingredienti: non basterà indicarle con una semplicei”, ma saranno necessarie diciture più chiare come per l’appunto la parola “ingredienti”, perché la sola “i” può riferirsi a molti tipi di informazioni, può essere visto come un modo per nascondere informazioni obbligatorie e potenzialmente fuorviante per i consumatori.

Anche se la Commissione europea evidenzia che «le etichette stampate e già utilizzate sui vini imbottigliati e sulle bottiglie immesse sul mercato non devono essere distrutte, né i vini imbottigliati devono essere rietichettati, poiché tutti i vini prodotti prima dell’8 dicembre sono esentati dalle nuove norme», per quelli da immettere sul mercato dopo tale data dovrebbero rispettare la nuova regola.

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Il Comitato Europeo delle Aziende Vitivinicole (Ceev), ha denunciato una reinterpretazione improvvisa della normativa fatta «all’insaputa di tutti» e «cambiando le carte in tavola». Il presidente della Ceev, Mauricio González Gordon, ha spiegato che «considerando i lunghi tempi necessari per preparare le informazioni, modificare il design delle etichette e stamparle, le aziende vinicole dell’Ue hanno iniziato molti mesi fa a prepararsi per rispettare la scadenza». Secondo Ceev sarebbero «già state stampate diverse centinaia di milioni di etichette, molte delle quali già sugli scaffali». Etichette troppo generiche per soddisfare la disposizione europea.

Le 25 organizzazioni nazionali – tra cui Federvini e l’Unione Italiana Vini – da 13 Paesi Ue che compongono la Ceev hanno chiesto alla Commissione di «modificare urgentemente» le linee guida. «Al di là della tempistica irrealistica per pubblicare un’interpretazione che incide sulle pratiche di etichettatura, il Ceev è fortemente in disaccordo anche con l’interpretazione stessa della Commissione». Critica respinta dalla Commissione, secondo cui il settore vinicolo «ha goduto di due anni di transizione dall’adozione delle nuove norme sull’etichettatura, nel dicembre 2021, alla loro effettiva attuazione». Versione smentita dal presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, secondo cui i “tecnoburocrati” di Bruxelles «hanno fatto saltare gli accordi presi dopo lunghe trattative con le organizzazioni professionali».

Altra questione che sta scombussolando gli operatori economici europei è l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2024 delle norme Ets per le navi che entrano nelle acque territoriali dell’Ue che comporterebbe maggiori costiper circa 11 miliardi in capo agli armatori.

Da parte dei ministri ai Trasporti dei paesi del Mediterraneo e dell’Adriatico si chiede alla Commissione di sospendere l’applicazione della norma proteggendo i porti europei da nuove tasse che potrebbero danneggiarela competitività europea portando gli armatori a fare scalo negli hub della sponda Sud, come Tangeri in Algeria e Porto Said in Egitto, a vantaggio esclusivo delle economie nordafricane esenti da imposte.

Nella cornice del Consiglio Ue Trasporti appena svoltosi è arrivata la richiesta di rinviare l’entrata in vigore della norma per «evitare di sortire l’effetto contrario di una norma che cittadini, lavoratori e imprese potrebbero vedere come un’imposizione di Bruxelles che non diminuisce le emissioni, ma delocalizza problema e lavoro, con costi che superano i benefici in termini di lotta all’inquinamento e l’applicazione dell’Ets al comparto marittimo incide negativamente sui flussi dell’importexport e sugli investimenti nelle infrastrutture portuali».

Invece di fare marcia indietro, la Commissione ha partorito un rimedio che pare essere peggiore del male creato, con l’idea di estendere la tassazione Ets anche agli armatori che decidono di fare scalo nei porti del Nordafrica se la destinazione finale delle merci trasportate è all’interno dell’Ue.

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