Mercato auto Italia ancora depresso sia per il 2023 che per il 2024

Secondo il Centro studi Promotor a pesare sono l’incertezza sul futuro dell’auto, gli elevati aumenti del costo d’acquisto e la penalizzazione dell’auto aziendale e promiscua.

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Mercato auto Italia

Secondo l’analisi sul mercato auto Italia condotta dal Centro studi Promotor, il 2023 chiude ancora in depressione rispetto al 2019, 1.576.000 immatricolazioni, con un incremento del 19,7% sul 2022, ma con un calo del 17,8% sul 2019, cioè sull’anno che ha preceduto la pandemia. E le previsioni sul 2024 non sono affatto rosee, con un sostanziale mantenimento dei livelli di mercato del 2023, con una stima di 1.573.000 immatricolazioni, con un calo dello 0,2% sul 2023.

A pesare sul mercato 2024 l’esaurimento della spinta dovuta ai ritardi di consegna accumulati durante la pandemia per le difficoltà di approvvigionamento dei componenti, specie quelli elettronici, mentre influiràl’incertezza sul futuro dell’auto con lo scenario dell’obbligo dell’elettrificazione totale della nuova mobilità al 2035, sempre che il nuovo Europarlamento e la nuova Commissione che saranno eletti a giugno 2024 non facciano piazza pulita della demagogia ambientalista che ha caratterizzato la legislatura in via di conclusione.

Un grande fattore di freno ai nuovi acquisti è determinato anche dal forte rialzo dei prezzi medi delle auto fatto registrare negli ultimi tre anni che tra il 2019 e il 2022, è stata del 34% per continuare poi anche nel 2023, cosa che unitamente al ridotto potere d’acquisto degli italiani e al caro tassi ha depresso ulteriormente la domandadi nuove auto.

A chi spinge sulla necessità di offrire maggiori incentivi all’acquisto di auto nuove, specie se elettriche, i consumatori rispondono acquistando ancora i modelli con motore termico tradizionale, molto più affidabile, meno problematico e di gran lunga meno costoso e con più tenuta del valore sul mercato dell’usato.

Per sostenere maggiormente il mercato auto Italia sarebbe utile che il governo Meloni decidesse finalmente di equiparare il regime fiscale dell’auto aziendale a quello europeo, riconoscendo la totale deducibilità dell’Iva e del prezzo d’acquisto e di utilizzo, oggi ingiustamente limitato al 20% di un tetto fissato ormai nel lontano 1998, quando i 18.000 euro erano validi per un prezzo medio di quell’epoca, ma oggi totalmente inadeguato.

Uno scenario, secondo il sottosegretario alle Finanze, Massimo Bitonci, è rinviato all’entrata in vigore delle leggi delega della riforma fiscale nel 2024, visto che la Finanziaria 2024 è vincolata. Altro beneficio al sostegnodel mercato auto Italia potrebbe arrivare da una revisione del meccanismo del fringe benefit, tale da incentivarele aziende ad assegnare le auto aziendali in uso promiscuo ai propri dipendenti, così come avviene in gran partedei paesi europei, dove i maggiori acquirenti di autoveicoli nuovi sono proprio le aziende più che i privati.

E sì che buona parte dei costi della riforma fiscale relativi all’auto aziendale potrebbe già essere coperto dai fondi oggi destinati all’incentivazione di auto elettriche e ibride che pochi acquistano: possibile che al governo nessuno si accorga della situazione e si continui ad andare avanti sulla linea demagogica e controproducentetracciata dall’Europa sull’elettrificazione della mobilità che già ora pare destinata al fallimento?

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