Economia trentina in frenata (più decisa nella manifattura) nel III trimestre 2023

Bort: «una situazione che preoccupa, specie per l’andamento della manifattura e per le aspettative degli imprenditori».

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In termini complessivi, i risultati emersi dall’analisi congiunturale del terzo trimestre 2023 dell’Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento, confermano la fase di sensibile rallentamento dell’economia trentina già riscontrata nei tre mesi precedenti.

Nel periodo compreso tra giugno e settembre 2023, il fatturato medio delle imprese esaminate cresce dell’1,4%rispetto all’analogo trimestre del 2022. Questa variazione, che nella precedente indagine era al 2,1%, è al lordo degli effetti inflazionistici e conferma i segnali di un ulteriore rallentamento dell’economia trentina.

Su base tendenziale, la domanda locale aumenta del 5,9%, mentre la domanda nazionale (-0,3%) e quella estera(-8,6%) subiscono una contrazione per il secondo trimestre consecutivo.

Analizzando i principali settori di attività dell’economia trentina, sempre con riferimento allo stesso trimestre dell’anno scorso, si riscontra una variazione decisamente positiva del fatturato per le costruzioni (+17,6%), seguito a distanza per il commercio al dettaglio (+6,7%), i servizi alle imprese (+4,9%) e i trasporti (+2,3%). Per quanto riguarda il settore manifatturiero, solitamente più influenzato dall’andamento congiunturale estero, si registra invece una sensibile contrazione delle vendite (-7,1%), mentre la dinamica risulta sostanzialmente stabile per il commercio all’ingrosso (-0,1%).

Se si considera la variazione tendenziale del fatturato in base alla dimensione dell’impresa, si registra un dato incalo del -2,2% per le unità più piccole (fino a 10 addetti), che però risulta in aumento del +3,3% per le imprese medie (11-50 addetti) e del +2,6% per quelle grandi (con più di 50 addetti), maggiormente attive sui mercati internazionali.

L’occupazione evidenzia una crescita debole e in rallentamento rispetto al trimestre precedente (+0,5%), con variazioni positive nei settori dei trasporti (+1,6%) del manifatturiero (+1,2%) e con variazioni negative nel settore dei servizi alle imprese (-0,7%). L’andamento occupazionale presso le unità di più piccola dimensione(fino a 10 addetti) è negativo (-2,1%), mentre risulta in crescita tra le medie (tra 11 e 50) e le grandi imprese(oltre 50), con aumenti pari, rispettivamente, a +2,5% e a +1,5%.

Per il terzo trimestre consecutivo, gli ordinativi evidenziano una variazione sensibilmente negativa (-9,9%), determinata dalle forti contrazioni rilevate presso il comparto manifatturiero (-17,0%) e presso quello del commercio all’ingrosso (-9,6%).

I giudizi in prospettiva degli imprenditori sulla redditività e sulla situazione economica della propria aziendasono negativi e si caratterizzano per un ulteriore peggioramento rispetto al trimestre precedente.

«Nonostante i dati non delineino un quadro congiunturale che si discosti di molto da quello del secondo trimestre di quest’anno – ha commentato il presidente della Camera di commercio e di Confcommercio Trentino, Gianni Bort – ritengo che ora la situazione sia più preoccupante perché, accanto alla domanda extra-provinciale ed estera, che si mantengono in contrazione, anche la domanda locale inizia a perdere vivacità. Le variazioni tendenziali del fatturato sono ancora positive nella maggior parte dei settori economici e classi dimensionali, ma a livello complessivo la crescita è ormai decisamente bassa. Inoltre le proiezioni per i prossimi mesi non sono positive: gli ordinativi continuano a registrare un calo sensibile, che perdura ormai da inizio anno, e i giudizi in prospettiva degli imprenditori prevedono tempi poco favorevoli».

I dati sull’economia trentina dovrebbero accendere segnali d’allarme anche nelle stanze della politica locale, specie in considerazione del fatto che il bilancio dell’Autonomia speciale è legato a triplo filo all’andamento del gettito tributario locale, che già soffre di almeno 5 anni di calo, ampliando sensibilmente la differenza con la provincia di Bolzano. Con tre miliardi di euro di minori disponibilità sono a rischio le coperture delle spese obbligate relative alle competenze gestite direttamente dall’Autonomia speciale, altrove coperte dalla spesa statale.

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