“Dop economy” italiana: per la prima volta oltre quota 20 miliardi

Il settore delle Indicazioni Geografiche in crescita del 6,4%. Il NordEst vale il 55% del totale. Potrebbe fare ancora meglio con lotta alle contraffazioni che valgono 120 miliardi.

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Dop economy

In uno scenario macroeconomico condizionato dalla crisi energetica e climatica, la “Dop economyitalianamostra ancora una volta un quadro positivo contrassegnato da valori record. Il settore delle indicazioni geografiche DOP e IGP, rileva il XXI Rapporto IsmeaQualivita, vola oltre la soglia dei 20 miliardi euro di valorealla produzione nel 2022 (+6,4% su base annua) assicurando un contributo del 20% al fatturato complessivodell’agroalimentare italiano.

All’interno del settore della “Dop economy”, il comparto cibo sfiora i 9 miliardi euro (+9%), mentre quello vitivinicolo supera gli 11 miliardi euro (+5%). Risultati importanti, seppure in parte condizionati dalla spinta inflattiva, che testimoniano la grande solidità della “Dop economynazionale: un sistema organizzato, che conta 296 consorzi di tutela autorizzati dal ministero dell’Agricoltura e oltre 195.000 imprese delle filiere cibo e vino, con un numero di rapporti di lavoro stimati per la prima volta a 580.000 unità nella fase agricola e a 310.000 nella fase di trasformazione.

Il rapporto Ismea-Qualivita evidenzia anche un balzo in avanti dell’export che nel 2022, grazie al contributo delle due componenti cibo e vino, raggiunge quota 11,6 miliardi euro (+8% sul 2021), rappresentando il 19%del giro d’affari all’estero dell’agroalimentare nazionale.

La filiera del cibo realizza 4,7 miliardi euro di fatturato evidenziando un +6% in un anno e un +66% nel decennio, per effetto soprattutto del recupero dei mercati Extra-UE (+10%). Il comparto vino sfiora i 7 miliardi euro, registrando una progressione del +10% sul 2021 e +80% rispetto al 2012 (+116% considerando solo i vini DOP). Le DOP e IGP vinicole rappresentano a valore quasi il 90% delle esportazioni delle cantine italiane.Dop economy

«Quello delle Indicazioni Geografiche è un valore intrinseco nei nostri produttori, non solo un obiettivo di un Paese che non guarda alla quantità. L’Italia punta alla qualità e vogliamo difenderla creando sinergie e rafforzando il vero sistema Paese in tutto il mondo. Il nostro impegno è attuare anche una visione strategica che impedisca la proliferazione dei marchi di qualità pubblici e l’affermazione di etichette scorrette che disorientano il consumatore», ha detto Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Le stime elaborate per la prima volta indicano, nel settore agricolo, un numero di rapporti di lavoro dipendentea tempo determinato pari a 430.000 (di cui 211.000 nel vino e 219.000 nel cibo) e a 50.000 a tempo indeterminato (di cui 20.000 nel vino e 30.000 nel cibo), a cui vanno aggiunti poco meno di 100.000 lavoratori autonomi, tra imprenditori agricoli e coltivatori diretti.

Nella fase industriale, il sistema IG genera oltre 250.000 rapporti di lavoro a tempo indeterminato (di cui 210.000 nel cibo e 43.000 nel vino) e circa 60.000 rapporti a tempo determinato o stagionali (di cui 45.000 nel cibo e 15.000 nel vino). Da considerare, nella valutazione complessiva, che i dati si riferiscono al numero di rapporti di lavoro, che è superiore al numero effettivo di lavoratori dipendenti, a causa della possibilità per un lavoratore di avere contratti con più aziende.

Le quattro regioni del NordEst concentrano da sole oltre la metà (55%) del valore nazionale delle DOP e IGP – con Veneto e Emilia Romagna che si confermano le prime regioni in assoluto per valore economico – mostrando una crescita di quasi il +6% sul 2021. In termini relativi è però il NordOvest a presentare l’incrementomaggiore (+12%), trainato da Piemonte e Lombardia, la regione con la crescita più alta nel 2022 (+318 mln euro). Il Centro Italia, guidato dalla Toscana, segna un +4%, mentre l’area “Sud e Isole“, dopo gli importanti incrementi registrati nel 2020 e nel 2021, avanza di un ulteriore +3%, con un contributo soprattutto da parte di Campania (+9%), Sardegna (+19%) e Abruzzo (+9%).Dop economy

Nel 2022 il comparto del cibo DOP IGP sfiora i 9 miliardi euro di valore all’origine (+9% la crescita annua, +33% il trend in dieci anni) per un fatturato al consumo finale che supera i 17 miliardi euro (+6%). Numeri record che testimoniano l’impegno di 85.584 operatori, 550 mila occupati, 168 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 41 Organismi di controllo. L’export del comparto raggiunge 4,6 miliardi euro (+6% su base annua e +66% sul 2012), grazie soprattutto al recupero dei mercati Extra-UE (+10%).

La produzione di vino imbottigliato DOP IGP, dopo il forte balzo nel 2021, si attesta a 26 milioni di ettolitri nel 2022, in ridimensionamento sull’anno precedente (-4%). I dati in valore indicano invece, sulla base delle stime aggiornate, una crescita per l’imbottigliato (+5% a 11 miliardi euro) e per lo sfuso (+13% a 4 miliardi euro). Tra le prime 10 denominazioni della “Dop economy” per valore ben 9 fanno registrare una crescita rispetto al 2021.

Risultati frutto dell’impegno quotidiano di 109.823 operatori che danno lavoro a oltre 340.000 persone, grazie anche al coordinamento di 128 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e seguiti dall’attività di 12 Organismi di controllo. A fronte di volumi esportati simili al 2021, gli introiti crescono del 10%, arrivando a sfiorare i 7 miliardi euro nel 2022, per un trend del +80% rispetto al 2012 e risultati positivi soprattutto per i vini DOP(+12%) e in particolare per gli spumanti (+21%).

Negli ultimi due anni gli italiani hanno speso mediamente di più per gli acquisti alimentari domestici e ciò vale anche per il cibo e vino DOP IGP: le vendite dei principali prodotti IG a peso fisso e variabile nella Grande Distribuzione Organizzata hanno oltrepassato nel 2022 i 5,4 miliardi euro (+3% su base annua), con una dinamica più sostenuta per il cibo (+5,6%) rispetto al vino (-2,5%) che risente della ripresa del “fuori casa”. I dati relativi ai primi nove mesi del 2023 indicano un ulteriore balzo in avanti del +10% della spesa alimentare nella GDO, a fronte di un incremento lievemente più contenuto per gli acquisti di prodotti a marchio DOP e IGP (+8%). Cresce la rilevanza del canale Discount per una fetta significativa di prodotti DOP IGP e resta forte, per quanto in calo, l’incidenza delle vendite in promozione per i prodotti IG nella GDO (21,5%).

«Il settore delle DOP IGP cresce nonostante un quadro congiunturale difficile ed è un dato indubbiamente positivo. Gli 890.000 occupati nella fase agricola e di trasformazione esprimono un ulteriore elemento di valore della Dop economy da non sottovalutare – evidenzia Mauro Rosati, direttore Fondazione Qualivita e Origin Italia -. Permangono le criticità, a partire dalle emergenze climatiche che coinvolgono da alcuni anni tutta l’agricoltura, ma in particolare le produzioni DOP IGP legate a micro-areali. La riforma europea apre una nuova fase per la qualità agroalimentare italiana che impone a tutti gli attori una riflessione su tre punti cardine: governance dei territori, rapporto con il consumatore e ricerca scientifica, già divenuta uno degli asset primari di investimento dei Consorzi di tutela. Possiamo lavorare insieme ad un nuovo paradigma della qualità italiana anche con il sostegno delle recenti misure del governo e del ministero».

Per Maria Chiara Zaganelli, direttore generale ISMEA, si tratta di «un settore in continua crescita che non sviluppa solo valore economico sui territori. Con 890.000 contratti di lavoro nel settore IG, la “Dop economy” afferma anche un valore sociale, etico e occupazionale indiscutibile. Settore eterogeneo che si caratterizza così, importante è che non sia sottoposto a frammentazione per spinte localistiche, legame con i territori ma attraverso un sistema che permette di esprimere l’eccellenza italiana».

Il settore della “Dop economypotrebbe fare ancora meglio se la lotta alle contraffazioni fosse attuata con più determinazione. Secondo Coldiretti, il valore dei falsi ammonta a 120 miliardi di euro e penalizza i prodotti originali mettendo sul mercato cloni che finiscono con il penalizzare gli originali presso i consumatori per via della qualità e dei valori organolettici decisamente differenti. Il cosiddetto “Italian sounding” riguarda tutti i continenti e colpisce in misura diversa tutti i prodotti, proprio a partire da quelli a Denominazione di origine, con il paradosso peraltro che i principali taroccatori delle specialità tricolori sono i paesi ricchi, dagli Stati Unitialla Russia, passando per Australia e Germania.

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