Guerra in Ucraina: i consumi di proiettili ammontano a 12.000 colpi al giorno

I costi di produzione del munizionamento variano da 2.000 a 68.000 dollari a colpo, a seconda della sua sofisticazione tecnologica. Il problema della produzione ridotta.

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La guerra in Ucraina, ormai entrata nel terzo anno di conflitto, costituisce una fortissima causa di consumo di materiali, armi e, soprattutto, proiettili di ogni calibro, da quelli per fucili e mitragliatori fino a quelli per i cannoni, con quest’ultimi sotto pressione perché la produzione occidentale non riesce a soddisfare le esigenze del fronte che “consuma” qualcosa come 12.000 colpi al giorno.

Alla Conferenza per la sicurezza di Monaco svoltasi nei giorni scorsi si è fatto il punto sulle forniture, evidenziando la necessità di provvedere ad acquisti fuori dalla zona dell’Unione europea, recuperando le giacenze degli arsenali terzi che, secondo una stima del governo della Repubblica Ceca, ammonterebbe complessivamente, a livello mondiale, a 800.000 pezzi di granate, di cui 500.000 in calibro 155 mm Nato e 300.000 in calibro 122 mm, un tipico formato d’origine russo-sovietica per un controvalore di 1,4 miliardi di dollari. Il problema è che una larga fetta di questo materiale probabilmente è inservibile per via del suo stato di conservazione.

La guerra in Ucraina ha riportato di estrema attualità la necessità dell’approvvigionamento di armamenti e dei relativi munizionamenti e ricambi, aspetto dolosamente trascutato dai governi europei degli ultimi vent’anni almeno, cullatesi sull’illusione della pace e delle guerre sempre più tecnologiche con areali e spazi temporali limitati, salvo ora essere spiazzato dalla realtà dei conflitti in corso tra Ucraina, Israele e Yemen.

Il problema è il costo della produzione e fornitura degli armamenti necessari all’Ucraina a resistere alla pressione Russa. Il costo medio per singolo proiettile ordinario da 155 mm si aggira fra 2.000 e 3.000 dollari, con punte di anche 68.000 dollari per i razziintelligenti” come l’Excalibur americano, con alette direzionali estensibili e computer a guida GPS.

Lo Stato Maggiore ucraino nel 2023 ha stimato un fabbisogno di 350.000 granate al mese. Il problema è la produzione. Gli USA nel 2022 erano in grado di produrre 14.000 granate da 155 mm al mese, pari 168.000 all’anno, per arrivare nel 2023 a produrne 20.000 granate mensili con l’obiettivo di raggiungerne i 40.000 pezzi al mese nel 2025.

In Germania è stata appena inaugurata una nuova fabbrica di munizioni, costata 300 milioni di euro, la Werk Niedersachsen creata dalla Rheinmetall, che assicurerà una produzione iniziale di 50.000 granate all’anno, che saliranno a 100.000 nel 2025 attestandosi a 200.000 nel 2026. La parte principale della produzione della nuova fabbrica tedesca servirà a ricostituire la dotazione di riserva dell’arsenale tedesco già svuotato dalle forniture mandate in Ucraina. Al governo di Berlino la ricostituzione delle scorte costerà circa 40 miliardi di euro.

Nonostante gli sforzi occidentali, la produzione dell’asse russo è decisamente maggiore capace di assicurare al fronte circa 22.000 pezzi al giorno tra granate e razzi. La capacità produttiva della Russia in munizioni d’artiglieria sta rapidamente crescendo da 1,7 a 2 milioni di proiettili l’anno.

Mosca può contare sul sostegno dei suoi alleati: la Bielorussa ha fornito 600.000 granate, altre 300.000 sono arrivate dall’Iran, mentre la Corea del Nord ne ha forniti ben 3,5 milioni di pezzi scambiati contro forniture alimentari.

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