Italia 2023 tra luci e ombre: cresce Pil, ma sale deficit

Giorgetti: «sui conti pubblici pesa e peserà per i prossimi anni l’effetto Superbonus 110%».

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L’Italia 2023 va meno peggio del previsto, ma tra luci ed ombre con Pil e deficit pubblico oltre le previsioni secondo i dati appena diffusi dall’Istat sui conti pubblici.

Se, da un lato, l’Italia 2023 vede crescere il Pil dello 0,9%, più delle attese del governo, che nella Nadef aveva indicato uno 0,8%, ma meno del 4% del 2022, dall’altro, l’indebitamento si attesta al 7,2%, in calo sul 2022 quando era all’8,6%, ma in aumento rispetto al 5,3% fissato nel documento. Il saldo primario, l’indebitamento netto meno la spesa per interessi, misurato in rapporto al Pil, è stato pari a -3,4% (-4,3% nel 2022).

Rimane invece invariata l’inflazione che a febbraio 2024 aumenta dello 0,8% su base annua, sostenuta soprattutto dall’andamento del “carrello della spesa”.

«I numeri – commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – ci dicono che l’emorragia dell’irresponsabile stagione del Superbonus edilizi ha avuto un effetto pesante sul 2023, andando purtroppo oltre le già pessimistiche prospettive». Secondo il ministro, nel 2024 la situazione è destinata a migliorare: «con la non semplice chiusura di quella stagione, la finanza pubblica dal 2024 intraprende un sentiero di ragionevole sostenibilità».

Buone notizie per l’Italia 2023 per quanto riguarda il rapporto debito/Pil: nel 2023 risulta essersi ridotto di tre punti percentuali attestandosi al 137,3% rispetto al 140,5% del 2022 e al 147,1% del 2021.

A prezzi di mercato, il Prodotto interno lordo italiano è stato pari a 2.085.376 milioni di euro, con un aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente. Dal lato della domanda interna, nel 2023 si registra, in termini di volume, un incremento del 4,7% degli investimenti fissi lordi e dell’1,2% dei consumi finali nazionali.

Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono scese dello 0,5% e le esportazioni sono cresciute dello 0,2%. «La crescita – sottolinea l’Istat – è stata principalmente stimolata dalla domanda nazionale al netto delle scorte, con un contributo di pari entità di consumi e investimenti. La domanda estera netta ha fornito un apporto lievemente positivo, mentre è stato negativo quello della variazione delle scorte».

Per quanto riguarda l’indebitamento è di -149.475 milioni di euro, in diminuzione di circa 18,5 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente e il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è ancora negativo e pari a -70.864 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil del -3,4%.

Le entrate totali delle amministrazioni pubbliche, ovvero le tasse, sono cresciute del 6,4% rispetto all’anno precedente. L’incidenza sul Pil è pari al 47,8%. Le entrate correnti hanno registrato un aumento del 5,8%, attestandosi al 46,6% del Pil. In particolare, le imposte dirette sono cresciute del 10,2%, principalmente per l’aumento dell’Irpef e dell’Ires. In aumento anche le sostitutive sugli interessi e sui redditi da capitale e le ritenute sugli utili distribuiti dalle società.

Le imposte indirette hanno registrato una crescita anch’essa marcata (+5,4%), con aumenti significativi dell’imposta sull’energia elettrica, dopo la riattivazione degli oneri di sistema e delle accise, e di quella sugli oli minerali e derivati. In crescita, sebbene più contenuta, la dinamica di Iva e Irap. Invariata al 42,5% la pressione fiscale rispetto all’anno scorso, per effetto di una crescita del Pil a prezzi correnti (+6,2%) pari a quella delle entrate fiscali e contributive (+6,3%).

La crescita dell’attività produttiva, spiega l’Istat, «si è accompagnata a una espansione dell’input di lavoro e dei redditi». Le unità di lavoro (Ula) sono aumentate del 2,2%, a sintesi di una crescita del 2,6% delle Ula dipendenti e dell’1,2% delle Ula indipendenti. L’aumento ha riguardato quasi tutti i macrosettori: +1,4% nell’industria in senso stretto, +1,6% nelle costruzioni e +2,7% nei servizi. Unica eccezione l’agricoltura, silvicoltura e pesca in cui l’occupazione misurata in Ula è scesa del 2,4%.

I redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono aumentati rispettivamente del 4,4% e del 4,5%. Le retribuzioni lorde per unità di lavoro hanno registrato un incremento dell’1,9% nel totale dell’economia; nel dettaglio, vi sono stati aumenti dell’1,3% per il settore agricolo, del 3,4% per l’industria in senso stretto, del 2,6% per le costruzioni e dell’1,4% nei servizi.

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