Costo del denaro: entro fine 2024 possibili tre tagli dei tassi fino al 3,5%

La stima e di Unimpresa che evidenzia nell’ultimo anno l’aumento di 1 miliardo delle sofferenze aziende e oltre 30 miliardi di taglio dei prestiti.

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Costo del denaro taglio dei tassi Potere d'acquisto inflazione

La riunione della Federal Reserve americana in programma mercoledì prossimo potrebbe auspicabilmente dare il via alla riduzione del costo del denaro, lanciando dalla sponda occidentale dell’Atlantico una autorevole indicazione di politica monetaria che la Banca centrale europea potrebbe seguire, come ormai prassi consolidata, dopo tante titubanze.

Dollaro ed euro viaggiano di pari passo anche se i fondamentali economici delle due aree restano profondamente diversi. In ogni caso, è improbabile che la Bce riduca il costo del denaro prima della riunione di giugno, anche se sarebbe auspicabile intervenire già ad aprile per evitare un eccessivo rallentamento dell’economia, visto che l’inflazione è già ora a quota 2,5%.

Entro fine anno il tasso base nell’area euro potrebbe arrivare, con tre ribassi, al 3,50-3,75% secondo una stima del Centro studi di Unimpresa, secondo cui le divergenze di vedute nel consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno reso impossibile, finora, una decisione volta a rendere più accomodante la politica monetaria.

Il tasso d’interesse Bce dovrebbe essere ridotto di 50 punti base all’inizio, per poi seguire con altri 50 o 75 punti di taglio con due successive delibere entro il 31 dicembre 2024, portandolo fino al 3,50%. Nel corso del 2025, invece, la riduzione potrebbe procedere più spedita e, se l’inflazione tornerà attorno al 2%, anche il costo del denaro sarebbe portato attorno a quel livello.

La politica monetaria ha portato a una pesante restrizione del credito bancario sia verso le imprese sia verso le famiglie. Sui cruscotti delle aziende, in particolare, si stanno accendendo alcune spie di crisi, attivate dal costo del denaro portato al 4,5%: sono aumentate di oltre 1 miliardo di euro le rate dei prestiti non pagate e lo stock dei finanziamenti si è ridotto di oltre 30 miliardi.

Da gennaio 2023 a gennaio 2024, le sofferenze bancarie riconducibili alle imprese sono cresciute di quasi il 7%, salendo da 17,3 miliardi a 18,5 miliardi, segnale di difficoltà, da parte della clientela, a gestire l’indebitamento finanziario con i tassi in aumento. Nel periodo in esame, inoltre, sono crollati di 43 miliardi, a un ritmo superiore a 3 miliardi al mese, i prestiti bancari destinati alle imprese e alle famiglie; e sono salite di oltre il 16% le sofferenze nette degli istituti di credito.

Calano i mutui, con una discesa di quasi 3 miliardi (-0,64%), e scendono anche i prestiti personali, in diminuzione di oltre 14 miliardi (-10%); mentre continua a salire il credito al consumo, che ha registrato una variazione positiva vicina ai 5 miliardi (+4%). Il totale dei finanziamenti è passato da 1.329 miliardi a 1.283 miliardi. Al netto delle cartolarizzazioni, nell’ultimo anno gli impieghi delle banche ai privati sono crollati di 49,1 miliardi (-3,25%), calando dai 1.325,9 miliardi di gennaio 2023 ai 1.282,9 miliardi di gennaio 2024.

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