Guerra delle patate: è tensione tra gli agricoltori europei e le importazioni dall’Egitto

Scintilla scoppiata in Spagna per l’eccezionale aumento dell’import del 2.000%. Confagricoltura: «il fenomeno è diffuso ad altri ortaggi».

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Guerra delle patate

Scoppia la guerra delle patate: i produttori spagnoli hanno espresso nei giorni scorsi profonda preoccupazione per le conseguenze dell’eccezionale aumento delle importazioni dei tuberi dall’Egitto. Negli ultimi cinque anni, spiega Confagricoltura sulla base dei dati resi noti dalla FEPEX, la Federazione che riunisce le associazioni di produttori e gli esportatori di prodotti ortofrutticoli, l’import è passato da 2.400 ad oltre 50.000 tonnellate, con un rialzo che sfiora il 2.000%.

Dal canto suo, Eurostat, il Servizio Statistico della Commissione Ue, ha reso noto che, in ambito europeo, le importazioni di patate egiziane si sono attestate lo scorso anno a 413.000 tonnellate, quasi il doppio sul quantitativo del 2022.

Non solo la guerra delle patate: a fine aprile, in Francia, – continua Confagricoltura – le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli francesi hanno protestato per l’aumento delle importazioni di pomodori dal Marocco. Nella campagna 2022-2023 sono ammontate a circa 425.000 tonnellate, con un rialzo di oltre il 7% in volume e del 27,5% in valore (nel complesso, 168 milioni di euro) nei confronti della precedente annata. A livello europeo, l’import di pomodori dal Marocco è salito del 42% nel trascorso decennio.

Il protezionismo è contrario agli interessi strategici dell’Unione. «L’Europa è un continente commerciale e una parte significativa del nostro benessere deriva dal commercio», ha sottolineato il presidente uscente della Commissione, Ursula von der Leyen in un discorso pronunciato di recente al Parlamento europeo.

Confagricoltura ricorda che per i prodotti agroalimentari l’Ue è il primo esportatore a livello globale e il saldo attivo dell’interscambio commerciale di settore con i Paesi terzi ha toccato nel 2023 il massimo storico di 70 miliardi di euro. Un risultato di assoluto riguardo, da consolidare e migliorare. Alcuni aspetti della politica commerciale della Ue, ad avviso della Confagricoltura, devono tuttavia essere rivisti e aggiornati. Per preservare la stabilità dei mercati all’interno servono clausole di salvaguardia automatiche di fronte ad aumenti eccessivi delle importazioni dai Paesi terzi. Servono anche maggiori controlli alle frontiere, codici doganali più chiari, regole sull’origine in grado di fornire precise indicazioni ai consumatori.

Sul piano generale, per Confagricoltura è evidente che l’evoluzione del commercio internazionale non risponda più alle regole del WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio. I sussidi pubblici erogati negli Stati Uniti e in Cina determinano la competitività, piuttosto che la libera concorrenza tra le imprese.

L’Ue non può più permettersi di avere gli standard ambientali più avanzati su scala mondiale, di investire molto meno per la diffusione delle innovazioni rispetto a Stati Uniti e Cina, di non applicare la reciprocità delle regole nei confronti delle importazioni dai Paesi terzi. Questo modello di relazioni commerciali – conclude Confagricoltura – è stato superato dagli eventi e alla lunga non può reggere. Il rischio è quello di una crisi di competitività tale da compromettere i livelli raggiunti di reddito, occupazione e benessere sociale.

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