Il maltempo flagella nuovamente il Nord Italia: danni milionari in Lombardia e Veneto

Scongiurati danni maggiori per l’utilizzo delle casse di espansione dei corsi d’acqua. Ma servono interventi di dragaggio dei corsi d’acqua per aumentarne la portata.

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Il maltempo flagella nuovamente Lombardia e Veneto che in tre giorni ha fatto nuovamente andare sott’acqua città e borghi, oltre alle campagne, complice la presenza di corsi d’acqua tombinati sotto le strade di scorrimento urbano o la struttura pensile di rivi, torrenti e fiumi rispetto al piano di campagna, con il risultato che basta un nulla, oltre al un eccesso di portata d’acqua, per incrinare la resistenza degli argini, magari inficiata dalle tane di qualche roditore scavate nel tomo arginale che danno origine a sifonamenti.

Certo, la quantità d’acqua caduta in un ridotto lasso temporale è stata decisamente elevata, tanto da mettere in crisi i sistemi di drenaggio urbano, spesso inadeguati a sopportarne i volumi e, ancora più frequentemente, intasati da foglie e residui non tempestivamente rimossi da una periodica azione di manutenzione.

Nel caso dei corsi d’acqua c’è il problema in occasione di maltempo è legato alla portata del sistema, spesso ridotta per via della mancata manutenzione di argini e dei letti, con quest’ultimi progressivamente innalzatesi per via del riporto del materiale solido trascinato dal flusso dell’acqua che non è mai stato asportato tramite azioni di dragaggio, vuoi per problemi di carattere ambientale – spesso le azioni di dragaggio sono vietate per evitare l’alterazione della fauna acquatica – vuoi per la consueta mancata programmazione.

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Negli ultimi anni a fatica si sono realizzate le vasche di espansione – e in Veneto tra le province di Vicenza e di Verona negli ultimi giorni ne sono state utilizzate contemporaneamente sei – che hanno consentito il contenimento dei picchi di piena in occasione del maltempo ed evitare danni maggiori rispetto a quelli occorsi, ma sono del tutto mancati interventi di maggiore portata come la realizzazione di bacini di contenimento, utili a scopo idropotabile, irriguo ed energetico, visto che in Italia, specie al Nord, sono almeno settant’anni che non se ne realizza uno nuovo.

Il problema è poi aggravato dall’eccessiva cementificazione ed impermeabilizzazione di larghe fette del territorio attuate senza predisporre un’adeguata rete di drenaggio. Nel solo Veneto, la media di territorio urbanizzato è quasi del 12% rispetto ad una media italiana del 7,1%, cosa che dovrebbe indurre gli amministratori regionali e comunali ad una più accorta gestione e programmazione del territorio, fermando il consumo di quello nuovo ed attuando una vasta opera di riqualificazione di quello già edificato, puntando anche alla rinaturalizzazione di quelle porzioni non utilizzate.

Uno scenario del genere, secondo Confartigianato Imprese Veneto, consentirebbe l’attivazione di 7,5 miliardi di investimenti per interventi di demolizione/recupero del patrimonio produttivo inutilizzato della regione.

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