Mazzette negli appalti delle Olimpiadi invernali 2026: scattano le indagini

Indagato l’ex amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina, Vincenzo Novari. Malagò: «lo sport è vittima».

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Mazzette negli appalti olimpiadi invernali 2026

L’ombra delle mazzette negli appalti per i servizi digitali s’abbatte sulle Olimpiadi invernali 2026 Milano-Cortina, e altre potrebbero aggiungersi. L’indagine della Procura di Milano che ha portato i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria ad effettuare perquisizioni, acquisizioni e ispezioni informatiche nelle sedi della Fondazione del comitato organizzatore e della società umbra Vetrya, poi Quibyt, e di Deloitte.

L’inchiesta sulle presunte mazzette negli appalti al momento vede indagati per corruzione e turbativa d’asta l’ex amministratore delegato della stessa Fondazione, Vincenzo Novari, l’ex dirigente Massimiliano Zuco e il rappresentante legale delle due società con sede a Orvieto, Luca Tomassini.

«L’indagine non è mai motivo di soddisfazione e orgoglio, ma nemmeno di preoccupazione» ha sottolineato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, mentre il Pd chiede al governo di riferire in Parlamento.

«C’è la massima disponibilità nel fornire tutte le carte – ha aggiunto il presidente del Coni e della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò – ma penso che ancora una volta lo sport in termini di immagine sia vittima di tutto questo».

L’inchiesta è nata da quella su una presunta maxi truffa sui servizi di telefonia e si riferisce agli anni 2020-2021. Secondo la ricostruzione, per «favorire l’affidamento delle gare relative al cosiddetto ecosistema digitale» alla Vetrya, Novari e Zuco avrebbero ricevuto «somme di denaro e altre utilità», come «la Smart» in uso a Zuco, pagata «direttamente da Tomassini tramite Vetrya fin dal novembre 2019», per via delle sue «cortesie», si legge nei messaggi WhatsApp acquisiti, fatte «ultimamente».

Nel decreto di perquisizione, che descrive anche quello che sembra un tentativo di pilotare la scelta del logo della manifestazione, si ricostruisce quanto è venuto a galla nei primi accertamenti e che ora sarà sviluppato con l’analisi del materiale raccolto, compresi i flussi finanziari degli indagati.

Oltre al denaro, tra le «utilità» in cambio dei 3 affidamenti per un valore di quasi 1,9 milioni vinti anche da Quibyt (la Srl creata sempre da Tomassini e subentrata nel novembre a Vetrya finita in liquidazione), gli inquirenti indicano pure i posti di lavoro.

Da un lato, l’assunzione in Fondazione di «personale dipendente che (…) appare come parte di una cerchia di soggetti conosciuti da Novari», nominato nel 2019 (e amministratore delegato fino al 2022) con il via libera dell’allora ministro, Vincenzo Spadafora, «nell’ambito di suoi precedenti incarichi dirigenziali in H3G».

Dall’altro, l’intervento di Tomassini su Novari per «consentire» la nomina nel «comitato organizzatore» di Zuco come «direttore tecnico dei servizi digitali», con un «compenso complessivo» che oltrepassa gli 857.000 euro tra il 2020 e il 2022 e «con assegnazione» dell’auto acquistata dalla società umbra. Per lui, inoltre, si cerca «di avere un importo» da trasferirgli, come si legge in una mail interna, in quanto, scrivono i pm, «era sempre attivo in interlocuzioni» con l’imprenditore che lo avrebbe piazzato, «in palese violazione degli elementari criteri di trasparenza e imparzialità nell’aggiudicazione di gare pubbliche».

A testimonianza di un «contesto di ‘opacità‘» ci sarebbero anche gli “interessi di carattere personale” di Zuco, “non altrimenti giustificabili nell’esercizio delle sue funzioni all’interno di Fondazione». Avrebbe infatti insistito «con Tomassini affinché uno dei due loghi di Milano-Cortina 2026, oggetto di un “televoto” pubblico gestito – a livello tecnologico – sempre da Vetrya, avesse la meglio sull’altro (in violazione dell’idea stessa di una ‘giuria popolare’ alla quale era deputata, in via esclusiva, la scelta)».

Con l’operazione di sequestro dei documenti, gli inquirenti e le Fiamme Gialle hanno intenzione di fare verifiche sulle «procedure adottate per la scelta dei fornitori e degli sponsor tecnologici, nonché per l’assunzione di dipendenti della Fondazione». Tra questi anche Deloitte (non indagata), subentrata lo scorso mese come sponsor tecnico per contribuire a migliorare e proteggere l’ecosistema digitale del Cio «a supporto del Movimento Olimpico».

Prossimamente, a finire nel mirino degli inquirenti per altre mazzette negli appaltipotrebbero essere le modalità di assegnazione anche di altri lavori, spesso effettuate con procedure accelerate per tentare di recuperare i ritardi accumulati nella realizzazione delle opere pubbliche. E qualcuno invoca controlli anche sull’operazione della pista da bob di Cortina, dove dovrebbe essere soprattutto la Corte dei conti ad intervenire per lo spreco di denaro pubblico.

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