Porto di Trieste: D’Agostino saluta lasciando un patrimonio più che triplicato

Il bilancio del presidente dell’Autorità portuale dopo 9 anni di mandato.

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Il presidente dell'Espo e dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale, Zeno D'Agostino.

Dopo nove anni di mandato alla guida dell’Autorità del porto di Trieste e Monfalcone, il presidente Zeno D’Agostino lascia facendo un bilancio del percorso effettuato dai porti di Trieste e Monfalcone.

«Il patrimonio dell’Autorità e delle società ad esse collegate si è più che triplicato, lo si nota anche solo guardando la gestione aziendale» ha detto D’Agostino che si è dimesso dalla carica e lascerà la presidenza a fine maggio, in anticipo rispetto alla scadenza del mandato, a fine anno. «Oggi esiste un “modello Trieste” – ha aggiunto D’Agostino -. Non ci sono perdite, tutto è in crescita. Non ho rimpianti e sono soddisfatto di ciò che ho fatto. Un risultato raggiunto non da solo, ma con l’intera squadra che ha lavorato al mio fianco. Il vero azionista del Porto di Trieste è stato il cittadino».

Quanto al futuro professionale del quasi ex presidente dell’Autorità portuale, «non vado a gestire nessun porto, perché non sarei in grado di dare e ricevere quello che ho dato e ho ricevuto qui» dice D’Agostino, smentendo così anche la voce secondo la quale il manager potrebbe andare alla presidenza del Porto di Genova finito al centro dello scandalo delle presunte tangenti in Liguria.

Quanto all’andamento dei traffici marittimi, per D’Agostino «è un periodo difficile che non finirà presto, si andrà avanti per tanti e tanti anni». Ma è anche un periodo di grandi cambiamenti: D’Agostino ha segnalato un dato nei traffici mondiali particolarmente significativo di nuovi equilibri: «per la prima volta il Messico ha superato la Cina nelle esportazioni verso gli Stati Uniti». E alla domanda se «sia stato un errore dialogare con i cinesi», D’Agostino ha evidenziato che «qui non ci sono investimenti cinesi e non ci sono nostri investimenti in Cina. Ma abbiamo imparato qualcosa. Quando è venuto in visita qui l’ambasciatore statunitense mi ha rivolto questa stessa domanda, gli ho risposto che non era stato un errore, altrimenti “non sarebbe mai venuto qui, al Porto di Trieste”. E abbiamo riso insieme»

I porti italiani ed europei stanno vivendo in prima persona la transizione energetica: «quest’aspetto è diventato preminente per gli investimenti, quando prima erano tutti dedicati ai trasporti» vestendo i panni di presidente dell’Espo, l’organizzazione che rappresenta i porti marittimi degli Stati Membri dell’Unione Europea e ha membri osservatori da parecchi altri paesi Europei.

Quello citato da D’Agostino è il risultato di un sondaggio presentato nei giorni scorsi a Parigi. Oggi la realtà geopolitica è caratterizzata dal fatto che «c’è la totale incapacità di prevedere le cose, perché è impossibile prevedere, e sarà sempre peggio – ha sottolineato D’Agostino -. Quando non si è in grado di fare previsioni, si investe in più ambiti. Nell’ambito delle trasformazioni, anche i porti stanno cambiando, arricchendo la tradizionale attività». In questo senso D’Agostino ha fatto l’esempio dello scalo di Marsiglia, diventato «terzo hub di gestione dati mondiale» per presenza di cavi sottomarini attraverso i quali si trasmettono dati. «Marsiglia – ha spiegato D’Agostinocontinua a fare il porto tradizionalmente, ma è diventato anche un hub di dati, sviluppando risultati economici».

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