Il redditometro scoppia tra le mani della maggioranza del governo Meloni

Irritazione di Lega e Forza Italia per il decreto firmato dal viceministro Leo in adempimento di un provvedimento del 2018 mai emanato a tutela dei contribuenti. In agguato il rischio di incentivare il “nero”. In serata Meloni ritira il provvedimento.

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La norma per definire gli aspetti operativi degli accertamenti induttivi o del redditometro da parte dell’Agenzia delle entrate era attesa «da sei anni» ed è stata «preventivamente condivisa con le associazioni dei consumatori, l’Istat e il garante per la privacy». Ma la nuova edizione del redditometro, pur con «paletti ben precisi a garanzia dei contribuenti», che porta la firma del viceministro delle Economia, Maurizio Leo, ha scombussolato le fila della maggioranza di centro destra del governo Meloni, specie da parte di Lega e Forza Italia. Tanto che in serata la stessa Giorgia Meloni è intervenuta con un video annunciando il ritiro del provvedimento per approfondimenti.

La novità è contenuta nella Gazzetta Ufficiale (ma il decreto ministeriale era stato firmato il 7 maggio), e ha spiazzato i parlamentari intenti a discutere di Superbonus, altra grana ricomposta a fatica nella maggioranza. Immediato l’intervento del viceministro Leo per chiarire la situazione, ribadendo che «l’inquisizione è finita da tempo» e «”controllare la spesa degli italiani, in modalità Grande fratello, non è sicuramente il metodo migliore per combattere l’evasione». Ma a spiazzare non sarebbe stato tanto il contenuto in sé del decreto, quanto il tempismo con cui si è sbloccata una vicenda che appunto, aveva atteso sei anni prima di vedere la luce, perché poteva attendere altri venti giorni valicando l’appuntamento elettorale delle europee.

La norma non è piovuta dal nulla, perché anche la Corte dei Conti aveva sollecitato l’attuazione del decreto ministeriale, espressamente previsto da una norma del 2018 (il decretoDignità” del governo M5s-Lega) che aveva cancellato il vecchio redditometro prevedendo però un ulteriore decreto ministeriale che disciplinasse l’accertamento sintetico, delimitando gli elementi indicativi della capacità contributiva dei cittadini. Si trattava di «regolare il superamento»” del redditometro di renziana memoria, salvo l’immobilismo degli ultimi tre governi.

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Comunque sia, il decreto non fa che fissare alcuni paletti all’attività di accertamento dell’Agenzia delle entrate a tutela dei cittadini, prevedendo precise procedure di utilizzo e di confronto con i contribuenti. Anche se, probabilmente, non sarà lo strumento che consentirà di azzerare quei 100 miliardi circa di evasione annua. Anche perché secondo uno studio di Unimpresa, in 13 anni i controlli svolti dall’amministrazione finanziaria sui rapporti bancari dei contribuenti italiani sono stati appena 84.155 e hanno consentito di individuare appena 7,2 miliardi euro di tasse non pagate a fronte di un potenziale di 1.300 miliardi in libera uscita (i circa 100 miliardi annui di cui sopra).

Dal 2010 al 2022, in media, si tratta di circa 6.500 controlli l’anno, ciascuno dei quali ha portato alla luce una maggiore imposta accertata per 86.000 euro. L’anno con il maggior numero di verifiche è il 2013 con 12.069 controlli effettuati, mentre il dato più basso (1.691) si riscontra nel 2021; mentre l’anno con l’evasione maggiore scovata è il 2012, con 1 miliardo e 201 milioni (il “bottino” più magro, 115 milioni” nel 2020, segnato dal Covid).

Rispetto al totale dell’evasione fiscale, pari a circa 100 miliardi di euro l’anno, i controlli sui conti correnti bancari consentono di individuare una percentuale di tasse non pagate molto contenuta: nella migliore delle ipotesi, si va leggermente sopra quota 1%, con la media che è pari a circa lo 0,6%.

Il ritorno del redditometro potrebbe rilanciare come effetto indiretto il “nero”, ossia delle spese da parte soprattutto dei cittadini pagate in contanti e senza emissione di regolare fattura, specie per quelle voci di spesa che incidono sulla capacità di spesa presunta, come le spese sanitarie, le cure veterinarie, l’acquisto di beni e servizi. La lente del fisco spazierà dai medicinali e visite, alle bollette passando per le spese del mutuo o alle spese per il telefono fino, addirittura, alle spese per piante e fiori o per mantenere un cavallo: c’è di tutto tra le voci che l’amministrazione potrà utilizzare per verificare il reddito (presunto) dei contribuenti secondo il nuovo redditometro.

Il lungo elenco allegato al nuovo redditometro parte dai consumi di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature: in questo caso viene preso in considerazione il valore della soglia di sussistenza della voce corrispondente individuata dall’Istat in assenza di dati presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe. Cioè in assenza di dati certi si presume una certa soglia di spesa.

Si prendono poi in considerazione le spese per il mutuo o per pagare l’affitto, l’eventuale canone per il leasing immobiliare e le relative spese per pagare acqua e condominio e anche le spese per la manutenzione o per eventuali agenti immobiliari.

Quasi tutti gli investimenti sono presi in esame: dalle azioni ai francobolli. Chiaramente anche l’oro. Ci sono poi le spese per combustibili ed energia. L’amministrazione potrà prendere in esame anche se si è in possesso o meno di un riscaldamento centralizzato. Ma anche la lavatrice nuova potrebbe rientrare: saranno infatti verificate anche le spese per mobili, elettrodomestici e servizi per la casa. Non sfuggono neanche i collaboratori domestici e altri beni e servizi per la casa (biancheria, detersivi, pentole). Poi le spese per la sanità a partire da medicinali e visite mediche.

Si prenderanno in considerazione le spese per assicurazione per la responsabilità civile, incendio e furto per auto, moto, caravan, camper, minicar e anche il pagamento del bollo. Lo stesso sarà per aerei e natanti insieme ai costi di manutenzione (pezzi di ricambio, ad esempio). Rientrano anche le spese per tram, autobus, taxi e altri trasporti.

Anche un nuovo cellulare e le relative bollette potranno essere all’esame insieme alle spese per l’istruzione. In questo caso si terrà conto di quelle per libri scolastici, tasse scolastiche, rette e simili per: asili nido, scuola per l’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria, corsi di lingue straniere, corsi universitari, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami, scuole di specializzazione, master. E non sfuggono neanche i soggiorni di studio all’estero o gli affitti degli universitari.

Per il tempo libero, cultura e giochi si verificheranno le spese per: giochi e giocattoli, radio, televisione, hi-fi, computer, libri non scolastici, giornali e riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti radio, televisione ed internet, lotto e lotterie, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer. Non sfuggono gli abbonamenti pay-tv, le attività sportive e i cavalli: in questo caso si presume una spesa per cavallo mantenuto in proprio di 5 euro per il numero dei giorni di possesso risultanti in Anagrafe tributaria, 10 euro per cavallo a pensione. Si guarda anche a cani e gatti e relative spese veterinarie. Infine, il lungo elenco comprende poi gli assegni al coniuge, la bigiotteria, le spese per il barbiere, il parrucchiere e via dicendo.

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