Progetto “Undersec” nella bufera per la collaborazione del porto di Ravenna con Israele

L’autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale smentisce le finalità belliche del progetto finanziato dall’Unione europea.

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Progetto “Undersec”

Attorno al progetto europeoUndersec”, finanziato con sei milioni di euro tramite fondi del programma quadro dell’UeHorizon” nel periodo ottobre 2023 e settembre 2026, che riguarda l’implementazione di tecnologie per la sicurezza marina e sottomarina nei porti, è scoppiata la bufera politica per la collaborazione esistente tra il Porto di Ravenna e una serie di realtà scientifiche di 22 enti di 10 Paesi europei, oltre a Israele, che partecipa con il ministero della Difesa, il colosso militare Rafael Advanced System e l’Università di Tel Aviv. L’Italia partecipa con l’Autorità portuale di Ravenna, la fondazione Issnova di Napoli e l’azienda marchigiana Cnt Technologies.

A fare scoppiar e il caso la denuncia di un gruppo di ricercatori che criticano la collaborazione con Israele a fini bellici e il rapporto del Fraunhofer institute che funge da coordinatore del progettoUndersec” con l’università di Tel Aviv connesse con le violazioni del diritto internazionale umanitario conseguenti al conflitto bellico in atto a Gaza.

L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale ha smentito le accuse circa le finalità militari del progettoUndersec”, che «non ha alcuna finalità di produzione di armamenti o strumenti bellici».

La risposta arriva dopo che il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, aveva chiesto al ministro Matteo Salvini di terminare la collaborazione con il ministero della Difesa israeliano. L’Autorità Portuale, in una nota, chiarisce che partecipa al progetto europeoUndersec” con l’obiettivo di «sviluppare un sistema prototipale avanzato per migliorare la sicurezza subacquea delle infrastrutture portuali», con un budget di 100.000 euro per Ravenna, pari all’1,6% del totale.

Sul controllo delle merci in transito, l’ente portuale ravennate precisa che «la specifica attività di controllo sulla natura della merce che transita nel porto è demandata ad altri soggetti» e che l’Autorità Portuale «non riceve alcuna informazione né preventiva né successiva» su tali procedure. L’Autorità si impegna a «proseguire nel completamento del progetto» rispettando gli impegni contrattuali, «salvo diverse direttive che dovessero sopraggiungere da parte delle competenti istituzioni europee e nazionali».

La nota dell’Autorità portuale sottolinea infine che «la cyber security non è affidata ad alcuna società israeliana» e che le attività sono svolte «tramite le piattaforme di acquisto regionali e statali».

Secondo i critici, l’Autorità portuale di Ravenna (così come gli altri “utilizzatori finali”) verrebbe inoltreaddestrata” dall’Università di Tel Aviv all’uso delle tecnologie di sicurezza marina e sottomarina. Tra le varie tecnologie di punta, ci sarebbero i modem acustici subacquei di Rafael (modello Broadlink) che, secondo la stessa Rafael, sono stati «testati in battaglia» per scovare intrusi, e sono in dotazione alle forze speciali navali dell’esercito israeliano e alle “Special forces command boat”. Rafael ha inoltre il compito di gestire i dati ottenuti dai sensori, processarli con algoritmi di intelligenza artificiale e individuare i bersagli.

A dicembre 2025 e a marzo, giugno e settembre 2026, si terranno sperimentazioni nei porti di Lavrio in Grecia, Valencia in Spagna e Ravenna in Italia. Le finalità militari, secondo i contestatori, emergono in modo evidente: «l’obiettivo è integrare le soluzioniUndersec” nelle strategie di difesa dei confini europei, coinvolgendo il comando marittimo della Nato e il progetto Frontex».

Sul tema dello stop ai fondiHorizon” a Israele, proposto dalla Commissione europea e in attesa di votazione nel Consiglio europeo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha già annunciato la sua contrarietà, dicendo che è meglio «incidere attraverso le sanzioni ai coloni più violenti».


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