Certificati sanitari fasulli per evitare Cpr, contestata l’associazione a delinquere

Una ventina le perquisizioni a medici in varie città. Monta la polemica politica nei confronti del sindaco di Bologna Lepore «orgogliosi dei medici della nostra regione».

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L’indagine della Procura di Ravenna sui certificati sanitari fasulli firmati dai medici per evitare il trasferimento degli stranieri irregolari nei Cpr fa un salto di qualità. A marzo erano state emesse misure cautelari interdittive per otto medici in servizio, all’epoca, all’infettivologia dell’ospedale ravennate. Ora, la polizia ha eseguito 23 perquisizioni a carico di altrettanti professionisti, quasi tutti infettivologi e psichiatri, in varie città d’Italia.

Sul caso monta la polemica politica, con i salviniani che chiedono la radiazione dei medici, «se colpevoli», mentre il Pd ribadisce da un lato la fiducia nella magistratura, dall’altro la vicinanza al personale sanitario.

I perquisiti non sono indagati, tranne uno, Nicola Cocco, esponente della società italiana di medicina delle migrazioni, considerato dagli inquirenti una sorta di referente dei colleghi sul tema. Risponde di associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, insieme ad altre tre persone, a quanto pare già coinvolte nella prima tranche.

Le perquisizioni della squadra mobile ha riguardato le città di Bari, dove sono stati visitati nove sanitari, Biella, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma, Varese e Bologna, dove, fuori dalla Questura, è stato organizzato un presidio di solidarietà ai professionisti coinvolti nell’inchiesta: sarebbero sette quelli nel mirino, due del policlinico Sant’Orsola di Bologna.

L’idea alla base dell’inchiesta che aveva portato alle misure, per falso in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio, è che i medici avrebbero agito per ragioni ideologiche e lo avrebbero fatto violando la legge, oltre le norme deontologiche, in un’ottica di contestazione, applicando una sorta di obiezione di coscienza non riconosciuta dall’ordinamento vigente.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna, ha detto di essere orgoglioso del personale sanitario del territorio affermando che «se la destra ha delle informazioni, è giusto che si rivolga alla Procura».

Da parte del presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, si ribadisce che «i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza, ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico».

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