Il Collegio Costruttori dell’Alto Adige richiama l’attenzione su un tema centrale per il quale è ora necessario compiere da subito passi concreti: realizzare alloggi a costi sostenibili in Provincia, dove l’eccessivo costo di fatto impedisce ai cittadini l’accesso all’abitazione, sia in locazione che in proprietà, e alle imprese di trovare i lavoratori che servono in mancanza di sufficienti abitazioni.
Per il presidente del Collegio Costruttori dell’Alto Adige, Christian Egartner, «i prezzi delle abitazioni in Alto Adige continuano a salire. Se vogliamo favorire lo sviluppo, trattenere i giovani qui e attrarre nuovi talenti, abbiamo bisogno di alloggi a costi sostenibili, in proprietà e in affitto. Durante la nostra assemblea generale annuale di maggio abbiamo illustrato concretamente come possiamo renderlo possibile: in breve, abbiamo bisogno di più terreni su cui realizzare alloggi. È necessario assegnare nuovi diritti di costruzione».
Come spiega il segretario del Collegio Costruttori, Thomas Hasler, è ovvio che si dovrà edificare anche sul già costruito e si ricorrerà agli edifici vuoti e alle aree dismesse: «tuttavia, non possiamo soddisfare il fabbisogno di nuovi alloggi in Alto Adige solo in questo modo. Infatti, come dimostrano i dati dell’Astat, nei prossimi 12 anni in Alto Adige avremo bisogno di 18.786 alloggi in più».
Secondo i calcoli del Collegio Costruttori, se tutti gli alloggi venissero realizzati in nuove zone per l’edilizia residenziale, sarebbero necessari 357 ettari di terreno per soddisfare il fabbisogno abitativo aggiuntivo dell’Alto Adige fino al 2038. «Se facciamo una stima generosa, ipotizziamo pure una superficie di 400 ettari per garantire un’ampia offerta e quindi un calo dei prezzi: ciò corrisponde allo 0,054% della superficie dell’Alto Adige, all’1,9% della superficie già urbanizzata, al 3,4% dell’area urbanizzabile secondo i criteri interpretati in modo molto restrittivo dall’ASTAT» sottolinea Hasler, chiarendo così che la superficie necessaria per le nuove zone edificabili non è poi così estesa.
Un primo passo concreto per creare i presupposti per diritti di costruzione sufficienti consiste nel non definire i confini dell’area insediabile in modo troppo restrittivo durante l’elaborazione dei programmi di sviluppo comunale.
Per Egartner «una definizione troppo restrittiva dei confini dell’area insediabile o un’assegnazione troppo limitativa di nuovi diritti di costruzione porta a una carenza di offerta e quindi automaticamente a un ulteriore aumento dei prezzi. Non tutti i diritti di costruzione assegnati devono essere esercitati immediatamente, ma in questo modo il comune può rispondere alle esigenze dei propri cittadini. Nuovi diritti di costruzione significano una maggiore offerta e quindi un allentamento della tensione sul mercato immobiliare».
Ma la politica deve decidere subito, perché i cambi di destinazione d’uso approvati oggi saranno realizzati non prima di 3 anni. E soprattutto serve uscire dagli assurdi “non possumus” politici veicolati soprattutto dall’area agricola della Svp che si oppone anche al minimo utilizzo di aree di campagna limitrofe alle aree urbanizzate – come accade a Bolzano – dove qualche ettaro di meleto o di vigna di fondovalle tiene in ostaggio la realizzazione di nuove case, quando la tendenza dell’agricoltura è di spostarsi sempre più dalla pianura alla collina media e alta per incrementare la qualità del prodotto.
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