Comparto unico: Regione Fvg e sindacati contro lo stop della Corte Conti

Continua la trattativa tra i protagonisti della vicenda che interessa 13.000 dipendenti pubblici locali.

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Comparto unico Sostegni anticrisi energetica
Il Palazzo sede della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia in piazza Unità d'Italia a Trieste.

Regione Friuli Venezia Giulia e sindacati fanno fronte comune dopo la certificazione negativa della Corte dei conti sull’ipotesi di contratto del pubblico impiego 2022-2024 dei circa 13.000 dipendenti non dirigenti del Comparto unico. Al termine di un incontro a tratti acceso, le parti hanno affermato che i rilievi «non possono essere recepiti nei termini in cui sono stati formulati», perché inciderebbero sui lavoratori e sulle prerogative della specialità regionale.

La pre-intesa, firmata a maggio dopo due anni di trattative, vale oltre 50 milioni e prevede aumenti fino al 7,5%, anche di 180 euro al mese, 800 euro di welfare a dipendente, l’aumento dei buoni pasto da 7 a 10 euro e arretrati fino a 6.000 euro lordi. La Corte ha contestato, tra l’altro, incrementi superiori a quelli nazionali e carenze nel dimostrare le coperture per gli enti locali minori.

Nei prossimi giorni proseguirà l’interlocuzione con la Corte dei conti per verificare le soluzioni giuridiche e amministrative che possano consentire di superare lo stallo sul contratto del Comparto unico.

Regione e sindacati ritengono «non corretto valutare il Comparto unico del Friuli Venezia Giulia attraverso un semplice raffronto con il contratto nazionale», senza considerare le peculiarità dell’ordinamento regionale e il confronto con le altre regioni a Statuto speciale. Le parti, inoltre, esprimono nella nota congiunta «forte preoccupazione» per gli effetti che i rilievi della magistratura contabile potrebbero produrre non solo sui lavoratori, ma anche sulla capacità della Regione e degli enti locali «di esercitare pienamente le proprie competenze in materia di pubblico impiego».

Regione e organizzazioni sindacali ricordano che le interlocuzioni con la Corte erano già avvenute nella fase preparatoria del contratto e ribadiscono che non è possibile immaginare un nuovo testo che si limiti a recepirne le indicazioni, poiché ciò determinerebbe «un arretramento rispetto alla valorizzazione del personale e alle specificità dell’ordinamento regionale».

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