Il ruolo delle Camere di commercio nel supporto allo sviluppo dell’economia: intervista al presidente della Camera di Bolzano Michl Ebner

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Le Camere di commercio svolgono un ruolo fondamentale nel sostegno dell’economia del NordEst, spesso costituita da piccole e medie imprese che non hanno al loro interno le strutture necessarie per svolgere analisi di mercato e le relative tendenze, svolgere campagne di internazionalizzazione su mercati esteri, organizzare eventi fieristici ed altro ancora. In un contesto congiunturale delicato come l’attuale, dove la ripresa sembra essere arrivata ma stenta ancora a decollare, il ruolo dell’ente camerale nel sostegno all’economia è ancora più strategico. Iniziamo un viaggio tra le realtà camerali del NordEst, intervistando i vari protagonisti. Partiamo dall’Alto Adige con il presidente Michl Ebner, imprenditore nel settore editoriale, già parlamentare italiano ed europeo, oggi al timone della Camera di commercio di Bolzano che da pochi mesi ha una nuova, funzionale, elegante sede in uno dei posti più strategici della città.

 


Presidente Ebner, l’Alto Adige sembra che in questo periodo sia stato un po’ anticiclico, perché è riuscito a tenere le proprie posizioni e soprattutto ad avere un’economia in crescita fortemente orientata all’export. Quali sono i segreti di questo risultato?

Michl Ebner

L’Alto Adige ha trascorso la crisi meglio di altre realtà italiane ed europee, anche se abbiamo avuto anche noi dei problemi nel 2009. L’economia altoatesina ha potuto reggere meglio di altri grazie alla sua realtà costituita da aziende piccole e medie, con qualche ridotta testimonianza di aziende di grandi dimensioni. Un grande aiuto anticiclico è stato dato dal turismo e dai servizi, che hanno fatto registrare anche una crescita, seppur limitata, che ha attirato nuovi investimenti. Questo ci ha permesso di superare meglio di altre realtà confinanti la crisi economica/finanziaria nel 2008/2009 e la coda nel 2010 con un Pil in crescita.
Non tutto è positivo: anche in Alto Adige ci sono settori economici in difficoltà, anche grande, come il commercio all’ingrosso, l’edilizia, il settore stampa per citare i più importanti, che risentono della restrizione del credito. Si è ripreso è il settore dei trasporti a testimonianza che l’economia è in moto e sta iniziando a girare bene. Da un punto di vista statistico, la disponibilità all’investimento da parte delle aziende altoatesine che è all’incirca del 25% maggiore rispetto alle aziende italiane.

 

Se l’economia altoatesina “tira”, viceversa il settore pubblico “frena”…

Dove abbiamo grosse difficoltà è con la provincia di Bolzano, perché da lì non arrivano segnali chiari a favore del mondo economico. Sappiamo tutti che il periodo dei contributi a pioggia non è più quello di 10 anni fa, però come nel caso dell’Irap in Provincia s’assiste ad un incomprensibile tira e molla che dura ormai da due anni. La stessa cosa vale per le addizionali Irpef, dopo che tutte le parti sociali hanno chiesto di abolirle. La provincia di Bolzano ha ampie possibilità di agire in questo campo e non si capisce dove voglia andare a parare, con l’economia che non ha dinanzi a sé un quadro chiaro di riferimento. Se poi si considera che il 2012 sarà un anno duro a detta di tutti gli esperti anche per l’entrata in vigore delle norme contenute nella “Finanziaria” dello Stato, la politica locale dovrebbe sforzarsi di dare risposte chiare, univoche e rapide al mondo dell’economia, che lamenta anche una forte restrizione creditizia cosa che non agevola sicuramente il fare impresa.
Per invertire questa tendenza, la Provincia dovrebbe attuare da subito le attese riforme istituzionali locali volte alla semplificazione e alla riduzione degli oneri a carico di cittadini ed imprese, tornando ad essere un esempio virtuoso nei confronti dello Stato.

 

Rispetto alle esigenze del mondo dell’economia e dell’impresa, l’autonomia speciale non è utilizzata al meglio?

Bisogna distinguere. Nei periodi delle “vacche grasse” l’autonomia speciale dell’Alto Adige a mio giudizio è stata utilizzata al meglio e i risultati si sono visti. Peccato che l’arrivo della crisi abbia sostanzialmente modificato gli scenari e le regole del gioco: di ciò, in Provincia non se ne sono accorti e vogliono continuare ad utilizzare gli strumenti di prima, salvo avere risultati non corrispondenti alle attese e alle risorse investite.

 

Chi governa l’Alto Adige non è ancora entrato in pieno nel nuovo corso derivante dagli “Accordi di Milano”, dove le risorse dell’autonomia non sono più garantite a piè di lista dallo Stato, ma derivano solo dal gettito fiscale locale, con la conseguenza che la politica deve agire da volano per creare nuove prospettive e possibilità di sviluppo per assicurare la crescita…

Condivido pienamente questa riflessione.

 

Nel contesto delle risorse locali, il comparto della produzione di energia idroelettrica è appena passato nelle mani della Provincia. Questo non può essere un notevole volano per lo sviluppo?

Le potenzialità derivanti dalla proprietà provinciale degli impianti di produzione di energia idroelettrica in capo alla società Sel sono state ben comprese da chi governa l’Alto Adige e stanno operando per sfruttare al massimo questa possibilità, visto che la produzione locale di energia è largamente eccedentaria rispetto ai consumi del territorio. Il problema di fondo è che questo passaggio pare non avere avuto effetti a livello dei consumatori, dove il cambiamento è stato sulle intestazioni delle bollette, da Enel a Sel. Secondo me ci vuole un maggior coinvolgimento della popolazione e del mondo dell’economia nell’operazione Sel per fare percepire i benefici dell’operazione di provincializzazione dell’energia, come un azionariato diffuso, magari accompagnato da un abbassamento delle tariffe per gli utenti, coinvolgendo maggiormente i comuni nella ridistribuzione degli utili.

 

La Camera di Commercio di Bolzano opera in un territorio con autonomia speciale: questa come si riflette nell’operatività di ogni giorno e nei confronti dell’economia altoatesina?

L’autonomia speciale è un grande vantaggio per tutti, Camera di commercio compresa. A differenza di altri Enti camerali italiani, l’autonomia ci dà un ruolo molto più flessibile e dinamico: non siamo solo una struttura burocratica, ma siamo una struttura orientata al mercato e alle necessità pratiche delle aziende. Quando sono arrivato alla presidenza della Camera altoatesina ho subito notato una mentalità aziendalista e non istituzionale tra i dipendenti e questa è una cosa di cui devono essere orgogliosi tutti i cittadini di questa terra. Più che un ente, la Camera di commercio di Bolzano è una grande azienda, sicuramente migliorabile, ma che lavora a stretto contatto con gli imprenditori e le loro esigenze, specie nel campo dell’internazionalizzazione e dell’export, dove abbiamo una struttura estremamente efficiente.

 

Non l’avrà stupita il fatto che la Camera di commercio di Bolzano sia finita sul podio nell’indagine periodica sulla qualità del sistema camerale italiano…

Inutile negare che la cosa ha dato una grande soddisfazione a me e a tutti i collaboratori, dal cui impegno quotidiano dipendono i successi dell’Ente. La nostra sfida è, come dicevo, essere sempre di più un’azienda al servizio di altre aziende. Speriamo di riuscirci e di mantenere gli attuali livelli.

Ampliando l’orizzonte al territorio del NordEst, come collabora la Camera di Bolzano con le altre realtà di Veneto e Friuli Venezia Giulia, anche nell’ottica di sostenere lo sviluppo dell’economia?

La collaborazione tra i vari enti camerali è abbastanza difficile. Su proposta del presidente della Camera di Belluno, Paolo Doglioni, abbiamo cercato d’instaurare una collaborazione collegata alla promozione delle Dolomiti, ma il percorso è accidentato proprio per il diverso assetto istituzionale di ciascuna realtà camerale e del territorio di riferimento. Abbiamo creato rapporti bilaterali con diverse Camere di commercio, dove i risultati sono stati in parte positivi e in parte meno. Il nostro attuale orientamento è rivolto in particolare verso Trento, realtà omologa alla nostra anche sotto il profilo istituzionale, in ciò sulla base di un preciso indirizzo da parte dell’assessore provinciale Thomas Widmann, per presentarci unitariamente in certi eventi fieristici o per effettuare determinate promozioni di prodotti locali, evitando di andare in ordine sparso. Attraverso l’Eos, la struttura dedicata all’export della Camera di Bolzano, quest’anno siamo stati presenti in 48 diversi eventi fieristici.

 

Una struttura come Eos può supplire alla chiusura dell’Ice decretata dal Governo?

In ambito europeo, le odierne ambasciate non hanno più ragione d’essere, essendo una rappresentanza a carattere simbolico. All’esterno dell’Unione Europea, le ambasciate dovrebbero essere profondamente riviste nella loro missione, diventando degli strumenti al servizio dell’economia di ciascun paese. Una cosa che già fanno con successo le rappresentanze francesi che agevolano le imprese nazionali, favorendo anche le assicurazioni all’export, mentre quelle italiane sono ancora molto indietro e questo è un grande spreco di risorse. Ormai la politica estera europea è di fatto unitaria e il ripensamento delle ambasciate sul territorio europeo va sicuramente fatto, così come una riqualificazione della rappresentanza extra Unione, che potrebbe essere validamente svolta dalle strutture comunitarie.

 

La Camera di Commercio di Bolzano, forte della sua autonomia rispetto agli altri enti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, potrebbe svolgere un ruolo di traino nei confronti dell’export e del marketing sui mercati dell’Europa continentale, sfruttando le capacità di Eos, mentre quella di Bolzano potrebbe avvalersi di canali aperti verso il Mediterraneo?

Agire sui mercati esteri per conto di altre realtà camerali è al momento difficile, perché manca tutt’ora una precisa base giuridica. Qualche intervento viene fatto sulla base di specifiche richieste, ma rimangono sempre delle iniziative di respiro limitato, in quanto si vengono ad accavallare con competenze del governo centrale e di quello regionale. Di per sé l’idea è sicuramente positiva perché ciascun Ente potrebbe specializzarsi nei campi dove agisce meglio creando interessanti economie di scala, però a livello pratico le possibilità di concretizzare uno scenario simile sono purtroppo limitate perché la forza dell’economia non è ancora in grado di superare gli ostacoli della politica.