Grande concerto di Bruce Sprinsgteen e della Street Band a Trieste

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Bruce Springsteen 2 1Lo stadio Nereo Rocco gremito di pubblico per ascoltare uno dei più famosi cantautori americani
di Giovanni Greto

Ancora una volta il cantautore americano ha attirato e conquistato la folla. Stadi stracolmi di gente per ascoltare il proprio beniamino. Dopo le tre ore e quaranta minuti allo stadio milanese di san Siro, l’arrivo della pioggia al Franchi di Firenze, un gradevole venticello ha allietato a Trieste la lunga attesa dei fans. Si comincia leggermente in ritardo, alle 21 e 20, sulle musiche diffuse di Ennio Morricone da ‘C’era una volta in America, con le note di ‘Badlands’. Si termina a mezzanotte e quaranta, alla ventinovesima canzone, ‘Tenth Avenue Freeze-Out’. Quindici tra musicisti e coristi, leader compreso, cui non garba d’esser chiamato Boss, hanno dato vita ad una scaletta nella quale ben si amalgamavano vecchi e nuovi successi.

Nel ‘Wrecking Ball Tour’, che prende il nome dal titolo dell’ultimo album di Springsteen, musicalmente c’è un Rock melodico e grintoso, il Folk, le Marchin’Bands di New Orleans, il Gospel, ma sopra a tutto tanta, tanta generosità. Il voler entrare nel cuore della gente, inducendola a non lasciarsi abbattere in un momento globalmente critico, economicamente e politicamente, e particolarmente doloroso per il popolo italiano, provato dal recente terremoto. La Street Band, priva dei compianti Clarence Clemons, sassofonista scomparso nel 2011, ora rimpiazzato dal nipote Jake, e Danny Federici, tastierista, nel 2008, è una macchina rodata ed affiatata e viene presentata dal leader prima di ‘My City of Ruins’, “una canzone di saluti e arrivederci delle cose che ci lasciano e rimangono per sempre”, e ancora, anche se “manca qualcuno, posso sentirlo nelle vostre voci”. Così si è espresso Bruce, in un faticoso ma commovente italiano. Inesausto, ha percosso il Drum Set con un’energia incredibile, mai una pausa, mai un minimo cenno di cedimento, sferrando colpi potenti su piatti e tamburi, il non più giovane, anagraficamente, batterista Max Weinberg. Brava, sia al violino che alla chitarra acustica, Soozie Tyrell, che ha ballato assieme ad uno spettatore durante gli inevitabili bis. Buona la sezione fiati: due trombe, un trombone e due sassofoni. Due chitarristi di valore, Nils Lofgren, anche alla slide e al banjo e Steve Van Zandt, in arte Little Steven’, anche al mandolino, hanno intessuto una serie infinita di assolo. Molto gestuale, come al solito, Bruce, alle prese con le chitarre Stratocaster e l’acustica.

Bruce Springsteen 1 1Atleticamente in forma, quasi i 62 anni fossero almeno venti di meno, durante le incursioni, nelle diverse passerelle, che lo portavano fra il pubblico in piedi sul parterre. Fa cantare un bambino, invero un po’ stonato, orgoglioso di trovarsi assieme ad un così valido artista, che emana un’aria paterna quasi volesse dire “venite pure sul palco, senza paura. Io vi sono vicino, vi ascolto e vi aiuto ad esprimervi senza vergogna”. Il primo bis, ‘Rosalita(Come Out Tonight)’, accoglie la richiesta di una fan che gli grida “cantala per mio padre e mia madre”. Poi Bruce danza con una mamma, che non sta più nella pelle e alla fine del brano lo bacia, decisa, sulla bocca. Infine, forse per dimostrare che potrebbe andare avanti per ore ed ore, Bruce balza sopra il pianoforte ed incita la folla a cantare in coro a voce più alta. Siamo all’ottavo bis, è mezzanotte e quaranta. La band sfila sul proscenio, si inchina educatamente e dà appuntamento al prossimo tour.