Gotthard Schuh, “L’ultima Venezia. Fotografie 1963”

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image 16Mostra fotografica all’Istituto veneto di scienze, lettere e arti
di Giovanni Greto

Fino al 5 maggio, tutti i giorni, con ingresso libero dalle ore 11 alle 18, in due salette al piano terra dell’istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, è visitabile la mostra “L’ultima Venezia. Fotografie 1963”, dell’artista svizzero Gotthard Schuh. Questo recente progetto del museo delle Culture di Lugano, all’interno del ciclo “Esovisioni”, consente di ammirare per la prima volta una selezione di 58 stampe originali realizzate da Schuh sulla base dei negativi del reportage eseguito a Venezia tra il luglio e l’agosto del 1963, sei anni prima della morte. Tutte le immagini sono conservate presso l’Archivio Gotthard Schuh della Fotostiftung Schweiz.

La prima cosa che colpisce guardando le foto è la sensazione di una Venezia antica, della quale non si sarebbe ipotizzato neppure lontanamente la trasformazione in “Veniceland”. Una città animata, viva, con i veneziani che frequentano piazza san Marco, seduti sui gradini del campanile. Le botteghe degli artigiani sono ancora attive, di supermercati neanche l’ombra. Le donne stendono i panni ad asciugare fuori della porta di casa, siedono a chiacchierare o si dedicano alle occupazioni manuali tradizionali. Nella spesa al mercato di Rialto, il pesce sembra ancora vivo e verace, le verdure emanano sapore solo a guardarle, una chiatta piena zeppa di angurie e meloni attraversa un rio.

Un plauso al museo delle Culture per essere riuscito ad evidenziare l’ultimo progetto che spinse di nuovo Schuh, già gravemente segnato dalla malattia, la sclerosi multipla che lo aveva attaccato fin dalla giovane età, a prendere in mano la macchina fotografica. Ottimo il catalogo Giunti, curato da Paola Costantini, arricchito di foto assenti nella mostra e di testi sintetici, ma illuminanti riguardo la carriera artistica dell’Autore, il suo rapporto con l’Italia, “un amore a prima vista”, e la fotografia svizzera al tempo del rotocalco. Il titolo, ‘l’ultima Venezia’, deciso dall’Istituto Veneto, viene pronunciato col punto interrogativo, dal presidente Gian Antonio Danieli, che conclude così una breve introduzione al catalogo: “Vi sono molte ‘ultime Venezie’: periodicamente la città, fragilmente costruita sulle acque, sembra destinata a scomparire. Venezia ha dimostrato di saper sopravvivere alle tragedie più rovinose, trasformandosi. Il nostro auspicio è che sappia ancora, nei grandi mutamenti che caratterizzano la nostra epoca, trasformarsi, senza però perdere nulla della straordinaria magia che l’ha resa una città così amata e celebrata nei secoli”. Chi vivrà vedrà, viene da aggiungere. Ma l’invasione quotidiana di venditori irregolari sulle calli e sui ponti, l’accattonaggio di colore sempre più arrogante e violento, la fuga degli abitanti indigeni, non lascia certo ben sperare perché Venezia si allontani da un pericoloso svuotamento per diventare ‘Città Oggetto’, con il solo scopo di un rapido uso e consumo. “Veniceland”, appunto.