Trentino, avviata la riforma del personale dipendente dalla Provincia

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ugo rossi presidente pat 2 1Rossi,valorizzare merito e ipotesi risparmio 20 milioni euro l’anno

Valorizzare il personale, valutare il piano prepensionamenti e riformare la dirigenza della Provincia autonoma di Trento. Sono i tre punti del piano strategico provinciale in materia di personale toccati dalla Giunta con un documento programmatico per definire le linee guida per il futuro.

Oltre al blocco parziale del “turn-over”, con il reintegro di un dipendente ogni cinque pensionati, fatto che porta un risparmio annuale intorno agli 11 milioni di euro, la Giunta punta ora entro il 2016 a 200 prepensionamenti su 448 dipendenti che avrebbero i requisiti, con altri 9,5 milioni di euro di risparmio l’anno. A conti fatti, degli attuali circa 4.300 dipendenti provinciali entro il 2018 ne andranno in pensione 600 e ne entreranno 80. Saranno circa 400 i pensionamenti ordinari, con sostituzione di uno su cinque, più i 200 tra i potenziali prepensionati, con zero sostituzioni.

«I prepensionamenti saranno su base volontaria – ha sottolineato il presidente della Provincia, Ugo Rossi – anche se la norma consentirebbe un atto discrezionale, ma siamo certi che il numero verrà raggiunto. Spero che l’azione venga capita all’esterno e non vissuta come un privilegio, che non è, ma come uno strumento per rispondere alla necessità di razionalizzare. Sono del resto in tanti a dire che la pubblica amministrazione ha troppi dipendenti. In ogni caso adesso l’intero pacchetto andrà al confronto con le organizzazioni sindacali, perché le novità riguardano anche la materia contrattuale».

Tra i punti in questione c’è anche la riforma della dirigenza, con un albo da cui si potrà entrare e uscire, e che porterà ad avere un numero di dirigenti apri agli incarichi dirigenziali. In sostanza, basta coi dirigenti a vita, entrati per concorso. «Non basterà più “sapere” – ha riassunto Rossi – ma servirà “saper fare” e “saper essere”». Un riforma che toccherebbe anche i dirigenti attuali, con una transitorietà su una parte dei diritti acquisiti. Basta anche col metodo dell’assegnazione di un ufficio per valorizzare un dipendente: «non serve sempre creare un ufficio – ha detto Rossi – ma si può puntare a premiare talento e lavoro con retribuzione e meritocrazia, partendo dal fatto che intendiamo migliorare il senso di appartenenza all’amministrazione provinciale e la motivazione. deve essere chiaro che avere davanti un cittadino significa avere davanti il proprio datore di lavoro».

Verrà richiesta in sostanza maggiore flessibilità ai dipendenti e l’idea e di puntare di più sulla managerialità, cioè sulla responsabilità riguardo al risultato del proprio lavoro anziché sul timbrare il cartellino. L’intenzione è inoltre di introdurre il contratto di apprendistato anche nella pubblica amministrazione. Attesi i confronti sindacali e viste le scadenze di fine anno in programma, l’approvazione di queste norme è prevista dopo al finanziaria, «ma nel 2015 certamente» ha precisato Rossi.