Manifestazione Coldiretti a Bologna contro le sofisticazioni alimentari

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Migliaia di agricoltori al PalaDozza per difendere il cibo “Made in Italy” dalle imitazioni di dubbia qualità

 

coldiretti prodotti falsiSono giunti in migliaia gli agricoltori che con i trattori sono scesi in piazza per difendere il “Made in Italy” sotto l’attacco di inganni, schifezze low cost e speculazioni avallate dall’Unione Europea che mettono in crisi la qualità italiana che si sono dati appuntamento al PalaDozza a Bologna in Emilia-Romagna, regione con il primato italiano ed europeo della qualità per il maggior numero di prodotti a denominazione di origine riconosciute dall’Ue. 

Per l’occasione è stato riprodotto un grande supermercato con corsie distinte per capitale europea dove sono esposti, secondo l’associazione, «gli inganni nei confronti dei consumatori europei determinati dall’uso di immagini, parole e tricolore che richiamano impropriamente alla qualità del “Made in Italy”. Inganni che sono l’obiettivo dei carabinieri dei Nas che per la prima volta in collaborazione con la Coldiretti sono andati all’estero per verificare cosa viene venduto come “italiano”, grazie ad un progetto dell’Europol». 

“Giù le mani dal Made in Italy”, “Difendiamo la qualità italiana in Europa”, “Il formaggio si fa con il latte”, “Il falso ci ruba lavoro” sono alcuni degli slogan che riprodotti negli striscioni. E’ anche stata apparecchiata una grande tavolata dedicata a come sono modificate grossolanamente all’estero le ricette nazionali più tipiche.

Dai “Kapeleti” e “Mortadela” sloveni al “Parmezali” rumeno; dalla “Milaneza” pasta portoghese, fino al “Carpaccio formaggio” olandese. Sono particolarmente fantasiose le imitazioni dei prodotti italiani che tolgono spazio al vero “Made in Italy”. E’ quanto emerge dal Dossier Coldiretti che ha collaborato alla “task force” dei Carabinieri dei Nas all’estero per verificare “Cosa mangiano di italiano in Europa”. Il lavoro è stato presentato nel corso della mobilitazione a difesa del “Made in Italy” al PalaDozza di Bologna. Secondo i dati emersi dal primo progetto del Comando carabinieri Tutela della Salute (Nas) nato per combattere gli inganni nei confronti dei consumatori europei, due prodotti tricolori su tre venduti nei supermercati all’estero sono risultati non avere niente a che fare con la realtà produttiva italiana. Il progetto è stato realizzato attraverso verifiche nei supermercati delle capitali dei principali paesi europei: da Londra a Berlino, da Bruxelles a Budapest, da Bucarest a Lubiana. 

Un fenomeno assolutamente trasversale e talmente radicato – denuncia Coldiretti – dove non ci si preoccupa ormai neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità “Made in Italy” copiata. Così gli spaghetti perdono consonanti o cambiano vocali a seconda del paese “imitatore” Ma tra i termini più usati dal “Made in Italy” taroccato c’è anche “maccheroni”, anch’esso variamente storpiato, per di più con l’aggravante di assomigliare al termine con cui gli italiani venivano indicati in senso dispregiativo. Altrettanto diffuso – ha rilevato l’associazione – è il fenomeno delle contraffazioni del nostro Prosecco, divenuto a tal punto star dei mercati internazionali da trovare una folta schiera di imitatori che ne mettono a rischio l’ascesa. Ma le storpiature la fanno da padrone un po’ per tutti i prodotti. «In una fase di stagnazione dei consumi nazionali, il mercato estero in crescita è diventato fondamentale per l’agroalimentare nazionale, tanto da rappresentare circa un terzo del fatturato complessivo, ma in alcuni settori, come ad esempio il vino, le vendite fuori dai confini sono addirittura arrivate a superare quelle interne», ha commentato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare «l’ormai improrogabile necessità di estendere e potenziare le azioni di vigilanza, tutela e valorizzazione del vero “Made in Italy” all’estero negli scaffali dei supermercati e sulle tavole dei ristoranti dove possiamo contare su una estesa rete di chef da primato a livello internazionale».

Nella giungla del falso “Made in Italy” in vendita nelle principali capitali europee è alta la probabilità di trovare sullo scaffale, con nomi ed immagini e colori che richiamano l’Italia, la pasta di grano tenero, i formaggi ottenuti dalla polvere o il vino zuccherato. Prodotti vietati in Italia, Paese con le regole produttive più stringenti di tutta l’Unione Europea. L’Italia nel tempo – sottolinea Coldiretti – ha adottato norme a tutela della qualità dei prodotti agroalimentari nazionali che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea dove tuttavia si tenta di sfruttare l’immagine positiva conquistata dal “Made in Italy” con l’inganno. «L’Unione Europea – ha Moncalvo – anziché difendere le distintività territoriali, spinge verso un appiattimento verso il basso delle normative sotto il pressing delle multinazionali, per dare spazio a quei Paesi che non possono contare su una vera agricoltura e puntano su trucchi, espedienti e artifici della trasformazione industriale per poter essere presenti sul mercato del cibo. Una concorrenza sleale che danneggia gli agricoltori italiani e i consumatori i quali trovano sul mercato prodotti di imitazione che non hanno certo le stesse caratteristiche degli originali».

Tre italiani su quattro restano delusi dai piatti “italiani” serviti all’estero dove vengono portate in tavola le più bizzarre versioni delle ricette tradizionali. C’è l’abitudine belga di usare la panna al posto del pecorino nella carbonara, quella tedesca di impiegare l’olio di semi nella cotoletta alla milanese o quella olandese di non usare il mascarpone nel tiramisù, fino agli inglesi che vanno pazzi per gli spaghetti alla bolognese che sono del tutto sconosciuti nella città emiliana. E’ significativo e preoccupante il fatto che – spiegano dalla Coldiretti – uno dei piatti “italiani” più diffuso siano gli spaghetti alla bolognese che spopolano in Inghilterra, ma che non esistono nella tradizione nazionale se non nei menù “acchiappaturisti”. Una variante molto diffusa spacciata come tricolore è anche la “Pasta with Meatballs”, pasta con le polpette che nessun italiano servirebbe a tavola. Tra le specialità più “tradite” ci sono anche la pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Una “offesa” – spiegano dall’associazione – che si vuole combattere con la candidatura del pesto alla genovese a patrimonio immateriale dell’umanità, a tutela del basilico genovese a denominazione di origine (Dop). Nella ricetta tradizionale della costoletta alla milanese invece – continua Coldiretti – non possono mancare oltre alla costola di vitello battuta, il pane grattugiato grosso, le uova, il burro, meglio se chiarificato, e il sale. Una ricetta che purtroppo non sempre è rispettata e all’estero non è certo difficile trovare la cotoletta alla milanese realizzata con carne di pollo o di maiale o fritta nell’olio di semi. Praticamente ovunque – concludono dall’associazione – è poi diffusa la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte.

Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere trecentomila nuovi posti di lavoro. L’associazione ha ricordato come questi prodotti sono stati determinanti nel consentire all’Italia di raggiungere nel 2015 il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36,8 miliardi, un valore che è praticamente raddoppiato negli ultimi dieci anni (+74%). A trainare è soprattutto il vino che fa registrare un aumento dell’80% nel decennio per raggiungere nel 2015 un valore delle esportazioni di 5,4 miliardi. Al secondo posto si posiziona l’ortofrutta fresca con un valore stimato in 4,4 miliardi nel 2015, ma con una crescita ridotta e pari al 55%, mentre al terzo c’è la pasta che raggiunge i 2,4 miliardi per effetto di una crescita dell’82% nel decennio. 

Nelle prime cinque posizioni ci sono anche – continua Coldiretti – i formaggi che hanno raggiunto un export stimato a 2,3 miliardi con un balzo del 95% in dieci anni, mentre la classica “pummarola” fa salire la voce pomodori trasformati a 1,5 miliardi (+88% nel decennio). A determinare l’ottima performance dell’agroalimentare italiano sono stati anche l’olio di oliva che è aumentato del 24% nel periodo considerato per raggiungere 1,4 miliardi a pari merito con i salumi. Circa un prodotto alimentare italiano esportato su cinque – sottolinea Coldiretti – è Doc con il valore delle esportazioni realizzato grazie a specialità a denominazione di origine, dai vini ai formaggi, dalle conserve all’olio fino ai salumi, che rappresenta il 20% del totale. «Con i prodotti originali sono però aumentate sui mercati esteri anche le imitazioni con l’agropirateria internazionale che fattura sul falso “Made in Italy” a tavola 60 miliardi nel mondo, quasi il doppio dei prodotti originali», ha denunciato Moncalvo nel sottolineare l’importanza di un’azione più decisa dentro e fuori l’Europa. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele, gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli come il pomodoro San Marzano. Se gli Stati Uniti sono i “leader” della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono però molto diffuse dall’Australia al Sud America ma anche sul mercato europeo.

Puntuale la risposta dell’Unione Europea alle denunce di Coldiretti: per il commissario europeo all’agricoltura Vytenis Povilas Andriukaitis «il tema della tutela dei prodotti tipici è una questione assolutamente importante ma è altrettanto importante che agricoltori, produttori e operatori sottopongano la questione al Governo italiano. Poi spetta alle autorità italiane, se non riescono a trovare soluzioni efficaci, coinvolgere gli organismi europei. Noi siamo disponibili ad offrire il nostro supporto a questa battaglia». La piaga della contraffazione alimentare e dell’italian sounding è stato uno dei temi toccati dal rappresentante comunitari durante la sua visita all’Efsa, l’autorità alimentare europea, che ha sede a Parma. Andriukaitis ha poi parlato dell’accordo commerciale Ttip Ue-Usa specificando che «non si tratta di negoziare gli standard di sicurezza alimentare dell’Europa: non negozieremo mai su questo».