Nuovo governo, allarme a NordEst per le grandi infrastrutture

L’estensione della Tav verso Trieste a rischio, così come la Pedemontanana e la Valdastico Nord. Preoccupazione delle categorie economiche e degli amministratori locali. 

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piano ferroviario

Il governo che sta per nascere dall’inedito asse M5S-Lega rischia di portare un colo basso alla fame di infrastrutture del NordEst, che rischia di fermare l’estensione verso Est dell’asse dell’alta velocità alta capacità ferroviaria che lentamente sta arrivando a Verona, oltre al completamento della Pedemontana e della Valdastico Nord.

Si tratta di investimenti strategici per lo sviluppo e per l’economia del NordEst che le intenzioni della parte M5S parrebbero volte ad un sostanziale blocco delle grandi opere pubbliche, con gravi ripercussioni su un territorio come quello del NordEst che soffre di una fame atavica di infrastrutture adeguate al tessuto sociale ed economico del territorio.

Tra le categorie economiche l’allarme è già scattato: «la messa in discussione di importanti opere infrastrutturali può avere ricadute dirette non solo a livello di rispetto degli accordi presi (e di eventuali penali), ma soprattutto sulla crescita economica e competitiva del nostro Paese – dice Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto -. Il mancato completamento in tempi certi e rapidi delle linee di Alta Velocità e Alta Capacità, andrebbe ad incidere in maniera consistente sulla consecutiva congiunzione da Milano fino a Venezia, rischiando di mettere le imprese al margine dei principali corridoi europei di scambio commerciale».

Il Corridoio 5 Lisbona-Kiev è quello nel mirino dei pentastellati che vorrebbero bloccare il collegamento Lione-Torino e, a cascata, tutti i tratti mancanti dell’opera, in particolare quello da Verona a Padova e da Venezia a Trieste. A rischio anche il tratto più avanzato, quello tra Brescia e Verona, del quale a marzo è stato pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera 42 del Cipe con l’approvazione del progetto, atto che rende definitiva la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, da realizzare in 87 mesi per un costo di 2,5 miliardi di euro, con i cantieri che dovrebbero aprire entro la fine del 2018 non appena ultimate le fase di esproprio dei beni interessati al passaggio dei binari.

Molto più indietro nel cronoprogramma dell’opera il tratto tra Verona e Padova, compreso il nodo di Vicenza, per non dire di quello tra Venezia e Trieste, dove le ultime versioni del piano hanno puntato al potenziamento della linea esistente più che alla realizzazione di nuovi binari. Non è un mistero che i grillini intendano puntare solo al potenziamento della linea esistente, evitando nuovi binari sul territorio.

Analogo discorso per il completamento della Valdastico Nord, dove si registra un’importante apertura del Trentino per ospitarne il raccordo a Rovereto Sud. Anche qui, sono gli esponenti M5S a frenare mentre la Lega spinge per il suo completamento, anche per risolvere il problema del mancato sbocco verso il Nord del Veneto. Lo stesso dicasi per la Pedemontana Veneta.

«La direttrice Milano-Venezia – ribadisce Zoppas -, fa parte di un “pacchetto” di infrastrutture che riguarda soprattutto il completamento della Pedemontana, la Valdastico Nord e il superamento di alcuni nodi nevralgici per il trasporto eccezionale. Si tratta di opere strategiche che non vanno fermate, perché farlo vorrebbe dire mettere a repentaglio la ripresa appena iniziata e questo graverebbe tanto sulle imprese quanto sui cittadini».

Sulla stessa lunghezza d’onda il governatore del Veneto, Luca Zaia: «intendiamo difendere con tutte le forze le nostre infrastrutture che sono state sbloccate dagli ultimi governi grazie all’impegno della Regione. Si tratta di infrastrutture che sono vitali alla nostra realtà».