Nuova imprenditorialità la provincia di Trento pensa più agli immigrati che ai Trentini

A sei mesi dalle elezioni, la maggioranza uscente di centro sinistra autonomista fa scattare le manovre per accalappiare il consenso degli immigrati per rimpinguare i consensi usciti verso il centro destra. Interrogazione del civico Civettini.

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Orami lo sanno anche i sassi: tra sei mesi, precisamente il 21 ottobre prossimo, il milione abbondante di residenti in Trentino Alto Adige saranno chiamati al voto per il rinnovo dei due consigli provinciali che, unitamente, formano il Consiglio regionale.

Sono in palio 70 scranni (35 per provincia) munificamente pagati che in buona parte potrebbero cambiare titolare, se ad ottobre si confermerà l’andamento elettorale già fatto registrare lo scorso 4 marzo alle Politiche, con il centro destra che ha letteralmente travolto la maggioranza uscente di centro sinistra autonomista. E tra le fila di questi partiti è scattato l’allarme rosso, specie dai due maggiori della coalizione, il Pd e l’autonomista Patt.

In Piazza Dante, sede del governo provinciale hanno già indossato l’elmetto per combattere la battaglia che vale il mantenimento ultra ventennale dello status quo, del potere fondato sull’asse di centro sinistra, qua e là supportato dalla gamba autonomista. E, “à la guerre comme à la guerre”, ogni mezzuccio è diventato lecito. Come quello di promettere in un bando pubblico per il sostegno alla nuova imprenditoria, che vede un grisbì di 4 milioni di euro, ben 10 punti in più alle domande presentate “esclusivamente da migranti o da richiedenti asilo” rispetto a quelle presentate da cittadini autoctoni. Una previsione scoperta quasi per caso dal consigliere della Civica Trentina, Claudio Civettini, scartabellando le numerose pagine che compongono la delibera n. 820, proposta dall’assessore competente e vicepresidente Dem della Giunta, Alessandro Olivi e approvata dalla Giunta provinciale presieduta dall’autonomista Ugo Rossi nella seduta del 18 maggio scorso.

«Sono rimasto esterrefatto vendendo un passaggio del genere – sbotta Civettini -, ovvero che “qualora l’impresa richiedente sia costituita esclusivamente da migranti o richiedenti asilo le predette percentuali sono aumentate di 10 punti percentuali”. Una cosa inammissibile, una captatio benevoletiae a fini elettoralistici bell’e buona. Il tutto con l’aggravante – continua Civettini – che nella stessa giornata di approvazione di questa delibera, la Giunta provinciale ha approvato la graduatoria delle domande del bando di nuova imprenditoria del 2017 finanziandone solo 33 delle 70 ritenute idonee su 131 prevenute a causa della mancanza di fondi. Ora, per gli aspiranti imprenditori trentini i sono pochi e oltre la metà rimane a bocca asciutta, mentre per gli immigrati di propone un bando da 4 milioni di euro con una clausola di privilegio a loro favore a parità di condizioni con le domande presentate da cittadini trentini».

Civettini ha immediatamente interpellato la Giunta provinciale su questo provvedimenti che «grida vendetta» per chiedere se quanto contenuto nella delibera «non sia dovuto ad un inescusabile refuso», ma se così non fosse per sapere «su che base si è presa una simile decisione, dal momento che i favoritismi alle imprese costituite “esclusivamente da migranti o richiedenti asilo” non sembrano essere né l’obiettivo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, né risultano richiamati nelle 236 pagine dell’Approvazione della modifica del Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il periodo 2014 -2020 approvata con Deliberazione Giuntale n. 513 del 29 marzo 2018, provvedimento su cui la citata Deliberazione n. 820 si appoggia», oltre a chiedere «se non ritiene che, comunque, una simile decisione com’è quella di assegnare a priori dei vantaggi – nelle graduatorie per gli aiuti previsti con Deliberazione giuntale n. 820 del 18 maggio 2018 – alle imprese “esclusivamente da migranti o richiedenti asilo”, sia di fatto discriminatoria e penalizzante gli imprenditori e i lavoratori trentini che pagano contributi e tasse», chiedendone il «tempestivo ritiro di simile siffatto iniquo provvedimento».

Più che una banale (e inescusabile) svista dell’estensore, parrebbe una scelta decisa a tavolino da parte dell’area Dem della maggioranza, da sempre attenta ad ingraziarsi il voto dei “nuovi” elettori e dei loro supporter. Quello che stupisce è l’avvallo di un simile provvedimento da parte del Partito Autonomista Trentino Tirolese, che favorisce platealmente gli immigrati ai Trentini, che dovrebbero essere nel DNA del partito fondato da Enrico Pruner. Un partito, il Patt, che da tempo pare avere smarrito la bussola dell’azione politica e il consenso elettorale, così come ampiamente ed inequivocabilmente confermato dal risultato del 4 marzo scorso, con la solenne trombatura del deputato e segretario di partito, Franco Panizza. Probabilmente, a Patt e Pd un cappotto elettorale non è bastato e desiderano fare il bis: provvedimenti come quello contestato da Civettini ne sono il migliore viatico per consegnare il governo della Provincia al centro destra senza che quest’ultimo debba sparare un colpo.