Torna il Don Pasquale di Antonio Albanese al Teatro Filarmonico di Verona

Il dramma buffo di Doninzetti nel cartellone della Stagione lirica di Fondazione Arena. 

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Domenica 24 febbraio 2019 (ore 15.30; repliche martedì 26 febbraio, ore 19.00; giovedì 28 febbraio, ore 20.00; domenica 3 marzo, ore 15.30) torna al Teatro Filarmonico di Verona Don Pasquale del compositore bergamasco Gaetano Donizetti.

L’allestimento proposto del titolo donizettiano, è quello con la regia del noto artista Antonio Albanese, che l’ideò per Fondazione Arena nel 2013 e ripresa in questa edizione da Roberto Maria Pizzuto, con le scene di Leila Fteita ed i costumi di Elisabetta Gabbioneta. Sul podio del Filarmonico alla guida dell’Orchestra dell’Arena e del Coro, preparato da Vito Lombardi, Pier Alvise Casellati, impegnato per la prima volta con questa partitura. Il Direttore d’Orchestra ritorna a Verona dopo aver debuttato al Teatro Filarmonico con il Concerto Note d’Augurio nel 2013, anno del Centenario del Festival areniano.

Dramma buffo in tre atti composto tra ottobre e dicembre del 1842, Don Pasquale presenta per la prima volta un Donizetti comico, che fa sorridere dalle prime note. Rappresentato per la prima volta al Théâtre-Italien di Parigi il 3 gennaio 1843, quest’opera raccoglie l’eredità delle farse rossiniane e della tradizione comica tardo-napoletana rivisitata e rinnovata, oltre che dell’Elisir d’amore composto quasi dieci anni prima. Ma la vera fonte, come scriverà lo stesso Donizetti al cognato Antonio Vasselli in una lettera del 12 novembre 1842, è il Ser Marcantonio di Angelo Anelli musicato da Stefano Pavesi e rappresentato alla Scala di Milano nel 1810. Il soggetto è identico, con una riduzione del numero dei personaggi principali e qualche altra piccola variazione, come l’eliminazione dei numerosi mascheramenti e della crudeltà della beffa tipica dell’eredità tardo settecentesca. Giovanni Ruffini e lo stesso Donizetti nel rivedere il libretto danno alla vicenda una verosimiglianza e una sfaccettatura psicologica decisamente più profonda rispetto al testo dell’Anelli, interessato al solo meccanismo dei fatti.

La vicenda si svolge a Roma, nel palazzo del “vecchio celibatario” Don Pasquale e, come se guardassimo dalla finestra, dietro una tenda o ad un muro semitrasparente, si può scorgere lo svolgersi della vicenda che inizia in medias res. Don Pasquale, non riuscendo a far maritare il nipote Ernesto con il buon partito che aveva scelto per lui, decide di sposarsi egli stesso con una giovane bella e virtuosa procuratagli dall’amico Malatesta. Ma la realtà dura poco, dalla fine del primo atto tutto si svolge nella finzione del teatro nel teatro: infatti la sposa di Don Pasquale altri non è che Norina travestita, la bella ma modesta vedova di cui è follemente innamorato, ricambiato, Ernesto. Non appena steso il documento nuziale il comportamento della pacata moglie si stravolge in capricci e spese folli, che sconvolgono l’ordinata casa del povero Don Pasquale, fino a culminare nell’appuntamento amoroso dato ad Ernesto. E così a Don Pasquale per disfarsi della moglie non resta che benedire il lieto fine tra Norina ed il nipote.

«Personaggi che attingono dalla tradizione popolare, – spiega il regista Antonio Albanese – questi i protagonisti del Don Pasquale: maschere immerse in una trama antica e ben rodata ma capaci di elevarsi al rango di archetipi, quanto mai riconoscibili per la loro attualità». Il regista ci propone infatti una lettura molto attuale del dramma di un Donizetti «maturo e con grande senso dell’umorismo», in cui è riconoscibile la modernità dell’opera, che sa «raccontare con sagacia e intensità situazioni che ancora oggi sono attuali». Conclude Albanese in una nota al suo lavoro per questo titolo, che la comicità è «strumento per svelare verità profonde, altrimenti drammatiche».

Nei panni di Don Pasquale saranno in scena Carlo Lepore (24, 28/2 e 3/3) che torna a Verona dopo il successo del Barbiere di Siviglia la scorsa stagione in Arena e Salvatore Salvaggio (26/2) al suo debutto al Teatro Filarmonico.  Federico Longhi, apprezzato interprete di numerose produzioni areniane, sosterrà il ruolo del Dottor Malatesta per tutte le recite. Nella parte di Ernesto si alterneranno Marco Ciaponi (24/2 e 3/3), artista esordiente al Filarmonico, e Matteo Falcier (26, 28/2) che sostiene per la prima volta il ruolo. L’amata Norina sarà interpretata da Ruth Iniesta (24, 28/2 e 3/3), rivelazione dello scorso Festival areniano quale Micaela e Frasquita in Carmen e Liù in Turandot, e Blerta Zhegu (26/2), per la prima volta nella veste del personaggio. Entrambe sono al loro debutto al Filarmonico. Infine un notaro sarà Alessandro Busi anche lui per la prima volta sul palcoscenico veronese.

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