Lactalis affamata di Parmigiano Reggiano con la Nuova Castelli nel mirino

La multinazionale della famiglia Besnier sta valutando l’acquisto da un fondo finanziario. La Cia auspica cordata italiana per l’acquisto dell’azienda. Frena le preoccupazioni del settore il Consorzio del Parmigiano. 

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La voce che la multinazionale francese del latte e dei formaggi Lactalis della famiglia Besnier sia interessata a rilevare dal fondo d’investimento britannico Chartehouse Capital partners l’80% del capitale della Nuova Castelli, azienda reggianafondata nel 1892 leader nella distribuzione di formaggi Dop e primo esportatore di Parmigiano Reggiano, ha fatto scattare le reazioni contro l’ennesima svendita all’estero del migliore campione del “Made in Italy”.

Cia-Agricoltori Italiani auspica la formazione di una cordata italiana per contrastare la possibile acquisizione della Nuova Castelli, primo esportatore di Parmigiano Reggiano, da parte del colosso francese Lactalis. Secondo la Cia, «l’aggressiva offerta transalpina particolarmente insidiosa per un comparto in cui le multinazionali francesi già detengono il 30% del mercatonazionale nel settore lattiero caseario».

La preoccupazione della Cia riguarda, soprattutto, il destino degli oltre mille dipendenti dell’azienda distribuiti nel venti impianti in tutto territorio, a rischio chiusura nel caso di probabili future delocalizzazioni.

«L’Italia deve attivare anticorpi verso le multinazionali che vogliono venire qui solo a fare shopping –  ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio -. Premesso che dobbiamo ancora cosa intenda fare Lactalis, non vogliamo vedere bandiere tricolori sulle nostre imprese con il blu al posto del verde».

Il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, rassicura i consumatori circa la provenienza e l’autenticità della DOP: «il Parmigiano Reggiano è un prodotto a Denominazione di Origine Protetta con un disciplinare riconosciuto e tutelato a livello europeo. Il disciplinare stabilisce che il Parmigiano Reggiano possa essere prodotto solo nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po».

«Se da una parte, da italiani, vorremmo che il business rimanesse 100% italiano, dall’altra l’interessamento di Lactalis testimoniala buona salute della nostra filiera e l’attrattività economico-finanziaria che è in grado di esercitare a livello internazionale –sottolinea Bertinelli -. Ricordiamo che il Parmigiano Reggiano è la DOP italiana con il più alto valore alla produzione, il giro d’affari è stato pari a 1,4 miliardi di euro nel 2018, un giro d’affari al consumo di 2,4 miliardi di euro e una quota export che è arrivata a toccare il 40%».

Sul tema interviene anche il presidente di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, secondo cui «nessun preconcetto nei confronti di capitali esteri soprattutto quando investono in aziende che hanno bisogno di essere rilanciate, tanto è vero che il fondo britannico Charterhouse Capital Partners ha già l’80% di Nuova Castelli. Ma una cosa è parlare di soci finanziari, un’altra cosa è parlare di un’azienda come Lactalis che è del settore e può acquisire il know how, la tecnologia, il saper fare italiano, per poi andare a produrre da altre parti prodotti simili, magari il Parmesan, laddove le normative internazionali non ci tutelano adeguatamente».

A preoccupare Scordamaglia è anche il fatto che si sta «parlando di un prodotto, il Parmigiano Reggiano, che è in assoluto il più colpito dall’“Italian sounding”. E quindi cedere tutto il know how, la tecnologia, il saper fare millenario “Made in Italy” ad un’azienda straniera, che è del settore ed è in grado di utilizzare questo know how, in giro per il mondo, è una grandepreoccupazione. Del resto – argomenta Scordamagliaè già successo in altre situazioni, in altri Paesi, che l’acquisizione di quote importanti di prodotti Dop e Igp da parte di grandi aziende hanno spesso portato a uno svilimento dei disciplinari che sicuramente non vorremo mai vedere per i nostri prodotti».

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