Nella Lega del Trentino urge un rapido congresso straordinario

Altre due clamorose sconfessioni all’operato del “cerchio magico” del clan Bisesti-Giuliani-Fugatti con l’elezione di Bridi a vicepresidente del Consiglio comunale di Trento e l’addio alla Lega della consigliere provinciale Alessia Ambrosi passata a Fratelli d’Italia. Di Gianfranco Merlin, esperto di analisi e comunicazione politica

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Gianfranco Merlin.

Continuano i sommovimenti all’interno della Lega del Trentino con scosse sempre più forti che stanno squassando il “cerchio magico” costruito negli ultimi anni dal clan Bisesti-Giuliani-Fugatti e altre figure minori di contorno.

All’interno della Lega del Trentino l’irreggimentazione calata dall’alto non sembra più reggere: il diktat lanciato da Mamma Bisesti, tal Bruna Giuliani, contro Vittorio Bridi le s’è ritorto contro come un boomerang, con il risultato che Bridi è stato eletto alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Trento con una votazione ben superiore ai soli voti della minoranza (cui la designazione spettava), con il risultato che, all’interno della pattuglia comunale della Lega, Mamma Bisesti è stata l’unica a votare contro un proprio storico esponente di partito, preferendo per quali ancora oscure motivazioni un candidato di una formazione alleata. Oltre ad essere stata messa clamorosamente in minoranza dai consiglieri comunali evidenziando l’ennesima spaccatura, il comportamento di Mamma Bisesti è roba, come minimo, da probiviri del partito per una solenne espulsione!

L’“uno-due” ai danni del “cerchio magico” è proseguito con l’addio alla Lega della consigliere provinciale Alessia Ambrosi che, con una motivazione un po’ traballante, è trasmigrata tra le fila di Fratelli d’Italia, innescando così una situazione che rischia di ingarbugliare ancora di più gli assetti di una maggioranza di governo provinciale a guida leghista. Personalmente, giudico la mossa deprecabile da un punto di vista etico-politico, ma efficace come conveniente riposizionamento personale, magari rivolgendo uno sguardo (forse anche due) per un prossimo domani, se non a Trento per un posticino a Roma come sembrerebbe fare un altro suo collega che ha “mollato” uno storico partito autonomista dopo vent’anni di militanza per approdare ad una formazione marcatamente centralista e, per giunta, romanocentrica.

Quella di Ambrosi non è destinata a rimanere una mossa isolata: qualcuno ben informato delle cose della Lega del Trentino assicura che l’emorragia non è ancora finita, visto che almeno altri due consiglieri provinciali avrebbero già preparato le valige, e sarebbero pronti a trasmigrare per altri lidi. Questo in virtù del fatto che in molti stanno realizzando che con l’attuale gestione fallimentare del partito alla prossima tornata in piazza Dante ben difficilmente torneranno tutti e 14 gli attuali consiglieri: se va bene, Salvini & soci ne porteranno a casa 3 o 4 al massimo. Quindi, meglio prepararsi per tempo e costruire da subito il proprio futuro politico.

Ambrosi se ne è sì andata dalla Lega, ma ha dichiarato di volere comunque sostenere la maggioranza di centro destra a guida Lega. Peccato che la stessa maggioranza di cui lei fa parte abbia solo da pochi giorni espulso dalle sue fila il consigliere provinciale Claudio Cia, che ben prima di Ambrosi è passato da Agire a Fratelli d’Italia, portando così in Consiglio provinciale il partito della Meloni prima non rappresentato. Ora, il problema è che Fratelli d’Italia è presente in Consiglio provinciale con ben due consiglieri, uno all’opposizione (Cia) e l’altro in maggioranza (Ambrosi). Una situazione decisamente complicata, che dovrà essere giocata ai dadi soprattutto in casa di Fratelli d’Italia. 

I problemi non mancano pure tra le fila della Lega e dell’attuale suo leader, quel novello Chiàrchiaro pirandelliano che siede nella cadrega più alta di piazza Dante, al quale, dal suo insediamento ad oggi, non glie ne va bene una, ben più di un Calimero qualsiasi. Dal 2018 ad oggi ha portato con sé sfighe eccezionali: dalla tempesta Vaia alla pandemia da Covid, alla crisi economica, alla deriva delle istituzioni autonomistiche. Ora pure problemi alla sua maggioranza sempre più traballante causa una guida improvvida e traccheggiante del governo provinciale, causa anche la forte inesperienza (con connessa incapacità) di molti esponenti del governo provinciale (cose che avevo già scritto e fatto notare moto tempo fa suscitando un vespaio di critiche). Se Fratelli d’Italia si porrà tutta all’opposizione, il Chiàrchiaro di piazza Dante è fritto perché la sua maggioranza sarà soggetta – ben più d’ora – ai rischi di ogni raffreddore o mal di pancia, con la capogruppo della Lega Mara Dalzocchio costretta agli straordinari a tenere in riga e rigorosamente presenti a tutte le votazioni la pattuglia consigliare. Se invece Fratelli d’Italia rimarrà in maggioranza, il Chiàrchiaro dovrà ingoiare un rospo bello grosso (che già ora gracida “Cia-Cia” di soddisfazione) per la sua frettolosa defenestrazione dalla stessa maggioranza. 

Comunque la si guardi, la situazione in casa Lega del Trentino è decisamente complicata e ad ingarbugliare ancora di più la situazione esplosiva in mano al commissario Diego Binelli c’è pure la base che rumoreggia sempre più forte chiedendo un congresso straordinario per mettere fine a questa penosa gestione di un partito potenzialmente vincente, ma perdente per l’incapacità politica, programmatica e gestionale dei suoi attuali vertici trentini. 

Una situazione in cui lo stesso Matteo Salvini dovrebbe mettere mano una volta per tutte per non trovarsi un partito sfaldato e con il rischio di essere superato anche da una Giorgia Meloni che sta correndo su una linea politica coraggiosa, chiara e lineare, ben più di quella continuamente traccheggiante del Capitano che disorienta non poco i suoi sostenitori.

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