La partenza in salita della riforma delle pensioni del ministro Orlando

Il nuovo governo Draghi deve correre per recuperare il tempo perduto. Di Mauro Marino, nato a Peschiera del Garda ed esperto in economia

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Da poco più di un mese è in carica il governo Draghi. Siamo perfettamente consci delle enormi difficoltà che “SuperMario” doveva affrontare salendo al volo su un treno in corsa che si stava andando a schiantare e cercare di rimetterlo in carreggiata ma, onestamente, non si vede, al momento, quel cambio di passo che tutti gli italiani auspicavano, ad iniziare dalla riforma delle pensioni. 

Personalmente, e l’ho scritto da più parti, ero e resto convinto che vista la situazione che si era creata, con il mancato decollo del ConteTer la cosa migliore da fare sarebbe stata quella di andare a votare. E le votazioni che ci sono state in questi giorni in Israele e in Olanda testimoniano che attuando tutti i necessari accorgimenti farebbe stato possibile farlo anche in Italia. Ma tant’è, ormai è andata e a questo punto speriamo che il governo possa fare almeno quelle poche cose che si è prefisso. Risolvere il problema pandemia, presentare i progetti del recovery plan e fare almeno quelle due o tre riforme che gli italiani aspettano da decenni: giustizia, fisco, burocrazia e previdenza.

La prima e più pressante delle emergenze, quella sanitaria, è lungi dall’essere risolta. Siamo ormai alla fine del mese di marzo e purtroppo abbiamo ancora giornalmente oltre 20.000 casi di nuove infezioni e, dato ancora più terribile, oltre 400 decessi. Siamo praticamente nella stessa situazione di un anno fa. 

Consideriamo che il 2020 è stato l’anno peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: ci sono stati oltre 700.000 decessi, quasi un milione di posti di lavoro persi, un PIL che è sceso del 9% rispetto all’anno precedente ed un rapporto deficit/PIL che è schizzato al 160%. C’è, inoltre, il dato molto negativo dell’aspettativa di vita che in un solo anno in Italia è diminuita addirittura di ben 18 mesi. Nel 2020 abbiamo perso, in pratica, tutto quello che avevamo conquistato in oltre quindici anni. 

Nel 2019 eravamo arrivati ad un’aspettativa di vita di 83 anni e 6 mesi facendo diventare l’Italia il secondo paese al mondo dopo il Giappone per durata di vita media. Poi, in un solo anno, la discesa ad 82 anni e 1 mese e dal momento che anche nel 2021 le prospettive sono molto negative (fino ad ora di Covid-19 ci sono stati quasi 30.000 decessi) possiamo facilmente pensare che nel 2021 perderemo almeno un altro anno di vita che farà scendere il dato a circa 80 anni e mezzo.

Non voglio, ovviamente, dare la colpa di questo a Draghi, ma il piano vaccini, gestito pessimamente dall’Europa, anche in Italia sta creando confusione. Sono state vaccinate categorie che probabilmente non avevano la necessità di essere prioritarie e viceversa molti anziani (che come tutti sappiamo sono i più fragili in questa pandemia) soprattutto la fascia compresa tra 70-79 anni è stata quasi completamente dimenticata e i proclami del governo di effettuare 500.000 vaccinazioni al giorno sono ancora lungi dall’essere realizzati, visto che al momento si stanno vaccinando circa 200.000 persone al giorno. Se non ci sarà una svolta sarà molto difficile completare la vaccinazione di almeno 45.000.000 milioni di italiani (numero necessario per raggiungere l’immunità di gregge) entro l’autunno inoltrato.

Per quanto riguarda le riforme attese è ancora buio pesto. Riguardo alla riforma delle pensioni, il neo ministro Orlando non ha iniziato il suo mandato assolutamente nel migliore dei modi. Rispondendo ad una domanda nel corso di una intervista radiofonica ha affermato che al momento la riforma previdenziale non è all’ordine del giorno, che verrà affrontata in seguito perché ora è necessario affrontare altre priorità che riguardano in modo specifico il lavoro e chi il lavoro lo ha perduto. Che c’è il tempo necessario a preparare la riforma delle pensioni e che comunque le risorse a disposizione sono limitate.

Come potrebbe avvenire la riforma delle pensioni che Orlando rimanda nel tempo futuro, nonostante sia un argomento che interessa milioni di cittadini che vivono nell’incertezza sperando che venga rinnovata “quota 100”, con politici che sparano cifre a casaccio di quote 92, 102, con altri che parlano di 41 anni di contributi per tutti, altri ancora che parlano di “scivoli” per i pubblici dipendenti e poi il ministro competente che dovrebbe fare chiarezza e rassicurare gli italiani se ne esce con affermazioni che prendono tempo anche se mancano solamente nove mesi alla fine di “quota 100” e al prepotente ritorno della legge Fornero?

Tutti conosciamo l’enorme problema economico che ha creato la pandemia, ma il ministro Orlando non è mica solo, esistono fior di tecnici, dirigenti ministeriali, consulenti per cominciare a porre le basi di una discussione. A meno che non si voglia prendere tempo, tanto la legge Fornero con i suoi 67 anni di età per il pensionamento esiste già ed è molto gradita all’Europa, arrivare a fine anno ed effettuare solamente piccoli ritocchi di facciata senza dare ai cittadini una nuova, giusta e duratura legge previdenziale.

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