Il ministro Giovannini riporta alla luce il ponte dello stretto di Messina

Entro il 2022 la decisione definitiva sull’opera già costata oltre un miliardo di euro in spese di progettazione ed indennizzi per l’appalto interrotto. Altri 50 milioni per uno studio di fattibilità. 

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ponte dello stretto di Messina

A volte ritornano, a volte risorgono: questo il caso di quell’araba fenice che è il ponte sullo stretto di Messina, un’opera per rendere stabile e sicuro il collegamento tra la terraferma della Penisola con l’insularità della Trinacria, solo tre chilometri di distanza fisica che diventa una distanza interstellare quado scende in campo la politica.

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Il ministro alle Infrastrutture e mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, nel corso di un’audizione alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei deputati ha tirato fuori dal cassetto il dossier impolverato del ponte sullo stretto. Un’opera che tra studi di fattibilità, studi di convenienza economica, progettazione preliminare ed esecutiva, indennizzi alla cordata internazionale guidata dall’allora Impregilo che nel 2005 aveva vinto l’appalto di general contractor per 3,88 miliardi, è già costata ai contribuenti italiani oltre un miliardo, senza che sia stato tirato su un pilone e tirato uno strallo.

Di più: in commissione, Giovannini ha annunciato che il governo Draghi spenderà altri 50 milioni di euro per fare uno studio di fattibilità e sostenibilità ambientale aggiornato, senza escludere che si possa studiare anche un’altra soluzione differente a quella del ponte strallato con due piloni a terra che era stato oggetto della gara internazionale.

Sembra di assistere ad una tela di Penelope, dove di giorno si tesse e la notte si disfa, con una politica che non rinuncia al suo essere schizofrenico, che se ne fotte di dotare finalmente di un’infrastrutturazione seria e moderna il Mezzogiorno italiano che soffre di una mancanza di competitività economica atavica, causata pro parte anche dalla mancanza di infrastrutture adeguate.

Alla proposta di Giovannini sono già scattati i “non possumus”, con Lega, Forza Italia e Italia Viva orientati ad uscire finalmente dalle secche e ad aprire i cantieri, al solito esercizio di capriola con tripla carpiata del Pd che chiede di studiare anche altre opzioni, compresa anche quella di non fare nulla e i M5s che sono già in preallarme per l’ennesimo spreco di denaro.

Secondo “Lo Schiacciasassi” si è perso già troppo tempo e il ponte sullo stretto di Messina va fatto. Va fatto sia per consolidare l’Italia e la Sicilia come hub meridionale delle merci in entrata e in uscita dall’Europa con destinazione l’Africa e l’Oriente. Va fatto anche come biglietto da visita della migliore capacità ingegneristica e realizzativa del Belpaese, le cui imprese sono sempre protagoniste delle grandi opere all’estero, poco se non mai in casa propria.

Ecco come la matita graffiante di Domenico La Cava interpreta la situazione.ponte dello stretto di Messina

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