Taglio delle tasse: dove mettere gli 8 miliardi (si spera siano di più) annunciati?

L’Irpef 2020 è stato un conto da oltre 172,5 miliardi pagato dai soliti noti svillaneggiati dalla sinistra e dai sindacati. Un aiuto fiscale a chi le tasse le paga, e tanto. 

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taglio delle tasse

Argomento scottante della discussione politica (e non solo) è dove mettere l’annunciato taglio delle tasse da appena 8 miliardi di euro, che si spera possa essere adeguatamente rimpinguato tagliano la spesa improduttiva e clientelare, ad iniziare dai 10 miliardi di spreco del reddito di cittadinanza. E’ iniziata la gara a tirare la coperta(corta, molto corta) dalla propria parte: sindacati e partiti della sinistra puntano a “bagnare” i propri protetti, ad iniziare da lavoro dipendente con bassi redditi e pensionati. I partiti centristi puntano sul taglio delle tasse a carico delle imprese, ad iniziare dallo scandalo tutto italiano dell’Irap. Dal centro destra si punta ad ampliare la tassa piatta e l’abbassamento dello scaglione da rapina del 38% che scatta al volgere dei 28.000 euro, tutt’altro che una retribuzione da Paperoni.

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Per avere un quadro chiaro della situazione è necessario fare un passo in più, prendendo i dati elaborati dal Centro studi Itinerari Previdenziali che ha fatto un’analisi puntuale tra gli scaglioni di reddito e l’ammontare delle tasse pagate. Ebbene, i contribuenti che stanno nella fascia di reddito fino a 29.000 euro sono il 78,82% del totale dei versanti, che corrispondono alle casse dello Stato solo il 28,36% di tutto il gettito Irpef sul monte reddituale che nelle dichiarazioni 2020 (relative ai guadagni conseguiti nel 2019) ammonta a 884,484 miliardi, per un gettito Irpef generato di 172,56 miliardi di euro (155,18 miliardi per l’IRPEF ordinaria, 12,31 per l’addizionale regionale e 5,07 per l’addizionale comunale). Tutti gli altri, al netto del bonus Renzi da 80 euro, il 21,18% dei contribuenti con redditi oltrei 29.000 euro lordi corrisponde ben il 71,64% dell’intera Irpef.

Concentrare, come vorrebbero i sindacati e i partiti della sinistra, il taglio da 8 miliardi sulle fasce del lavoro dipendente a basso reddito e sui pensionati non porta alcun vantaggio sociale e di equità, in quanto costoro pagano già ora poca o nessuna tassa sul proprio reddito.

Ben altra musica per gli “sfortunaticontribuenti che viaggiano oltre la soglia dei 29.000 euro, che incappa anche nello scaglione del 38% di prelievo fiscale. Nella fascia di reddito, da 29.001 a 35.000 euro, si trovano 3.303.701 contribuenti versanti, il 7,96% del totale, che corrisponde complessivamente il 12,78% delle imposte. A salire la scomposizione mostra invece il 13,22% dei contribuenti con redditi da 35.000 euro in su che, nella sostanza, sostiene il peso del finanziamento del sistema di protezione sociale, versando il 58,86% dell’Irpef.taglio delle tasse

Più precisamente, esaminando le dichiarazioni a partire dagli scaglioni di reddito più elevato, sopra i 100.000 euro, l’Osservatorio Itinerari Previdenziali individua solo l’1,21% dei contribuenti che tuttavia versa il 19,56% delle imposte. Sommando a questi contribuenti anche i titolari di redditi lordi da 55.000 a 100.000 euro (che sono 1.421.036 e pagano il 3,42% dell’Irpef), si ottiene che il 4,63% paga il 37,22% dell’Irpef e, includendo infine anche i redditi dai 35.000 ai 55.000 euro lordi, risulta che il 13,22% paga il 58,86% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche.

Insomma, se c’è qualche risorsa da mettere per il taglio delle tasse, di quell’enorme pressione fiscale, questa va messa tutta, subito e, magari, pure incrementata su quel 21,78% che paga il 71,64% dell’intero gettito tributario.

Non solo: tra le fasce di reddito bassoprotette” da sindacati e partiti della sinistra ci sono tantissime posizioni di lavoro irregolare e in nero, che sottraggono i propri redditi alla tassazione. Viceversa, tra coloro che pagano (e tanto) ci sono in gran parte lavoratori dipendenti a media e alta qualificazione, lavoratori autonomi, liberi professionisti e imprenditori. A chi dice che pure tra il lavoro autonomo c’è chi evade, sarebbe utile ricordare che questo è parziale e che c’è sempre una connivenza fattiva con tanti lavoratori dipendenti e pensionati che non chiedono la fattura per evitare di pagare l’Iva del 22% e, magari, incassare pure uno sconto. E poi, non si dimentichi che un libero professionista che lavora in regime di ritenuta d’acconto, il 20% della fattura emessa non lo incassa mai, in quanto versato alla fonte dal percettore del servizio, con il risultato che i professionisti pagano un tributo fiscale superiore alla media degli italiani. Altro che evasori a prescindere!

Ecco come la graffiante matita di Domenico La Cava interpreta la situazione.taglio delle tasse

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