Concessione A22: via libera alla finanza di progetto

I soci pubblici votano compatti. I soci privati votano contro preferendo l’attivazione del contenzioso con lo Stato per evitare la penalizzazione del capitale sociale. 

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concessione a22 autostrada del brennero
La sede di Autobrennero a Trento.

L’assemblea dei soci di Autostrada del Brennero ha dato il via libera al progetto di finanza di progetto per cercare di centrare il rinnovo della concessione A22 abbondantemente scaduta da sette anni.

I soci hanno approvato a maggioranza la proposta del consiglio di amministrazione della società, autorizzandolo a redigere la proposta di finanza di progetto, ritenuto «lo strumento più idoneo» per ottenere il rinnovo della concessione A22. A votare a favore sono stati tutti gli azionisti pubblici (84,7%), mentre quelli privati (14,1%) hanno espresso voto contrario, dettaglio quest’ultimo omesso dal comunicato emesso dalla società evidenziando una scarsa trasparenza su quanto successo nel corso dell’assemblea.

Le norme contenute nel decreto Infrastrutture hanno cambiato sostanzialmente la situazione: se in un primo momento i soci pubblici hanno sempre puntato – forti anche del precedente assetto giuridico – sulla creazione di una societàin houseinteramente pubblica, ora lo scenario è sostanzialmente cambiato, con l’entrata in scena del partenariato pubblico-privato (Ppp). Su quest’opzione, tutti i soci pubblici capeggiati dagli enti locali del Trentino Alto Adige che detengono oltre il 50% del capitale della società Autobrennero, hanno ritenuto il Ppp lo strumento«più idoneo per ottenere una nuova concessione autostradale e poter di conseguenza confermare la propria centralità nel ridisegno della mobilità lungo il corridoio Brennero-Modena».

Con l’autorizzazione da parte dei soci, tocca ora al consiglio d’amministrazione redigere un progetto da 6 miliardidi euro, che punterà sull’intermodalità, la digitalizzazione e la transizione ecologica della mobilità lungo l’asse Brennero-Modena.

«Puntiamo a presentare un prodotto qualitativamente ottimo entro un paio di mesi, se riusciamo anche prima della fine dell’anno», commenta l’amministratore delegato di A22, Diego Cattoni. Successivamente, il piano sarà presentatoal ministero delle Infrastrutture, che dovrà valutarlo nel giro di tre mesi. Se la proposta venisse approvata, il piano sarà messo a gara aperta a tutti i competitori, con la garanzia della prelazione a parità di condizione a favore di A22. Il termine ultimo per la procedura è il 31 dicembre 2022.

Come accennato, la decisione è stata presa a maggioranza con il voto favorevole dei soli soci pubblici, che si ostinano ad una gestione diretta della società con annessa gara quando avrebbero potuto scegliere la via più facile di fare confluire A22 all’interno di Cav, entrando poi con una propria quota di minoranza – l’Anas deve rimanere al 50% – del capitale. Sarebbe stato un progetto di ampia visione, di strategia politica a medio lungo termine capace di riunire anche Autovie Venete e anche Brescia-Padova che lo stesso presidente del Veneto aveva inutilmente proposto, ma che la miopia degli amministratori pubblici di A22, specialmente quelli del “baluardo dell’Autonomia” del Trentino Alto Adige, hanno rifiutato.

I soci privati di A22 (Infracis, Serenissima, Banco Bpm e Condotte: il 14,15% del capitale) hanno votato contro perché strada del partenariato pubblico-privato prevede il versamento del fondo ferrovia accumulato in esenzione d’imposta da Autobrennero in 20 anni (oltre 800 milioni di euro) allo Stato in sette rate dal 2021 al 2028: la prima rata entro il 15 dicembre. Un versamento che finisce con l’impoverire il capitale sociale che i soci privati intendono evitare, con la conseguente richiesta alla società di aprire un contenzioso con lo Stato, non solo per il fondoferrovia, ma anche per il versamento degli extraprofitti, circa 450 milioni di utili accantonati dalla società in regimedi proroga dalla scadenza della concessione nel 2014. La soluzione dell’assemblea è stata di rimandare la decisione ad un’altra seduta, ma facendo chiaramente capire di non volere il conflitto con lo Stato che potrebbe pur sempre decidere di fare quello che avrebbe dovuto fare già oltre sette anni fa alla scadenza della concessione: assorbire nel proprio patrimonio l’A22 e liberalizzarne la percorrenza senza pedaggio.

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