Boom della criminalita informatica durante la pandemia da Covid-19

I delitti informatici, secondo il dossier Libera, sono cresciuti del 40%. Allarme rosso per le interdittive antimafia in Veneto (+471%) e Trentino Alto Adige (+300%). 

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Cybercrime sicurezza digitale

Mentre si assiste al lento scomparire delle mutazioni del Covid-19, in circolazione c’è una nuova variante, silenziosa, che da due anni sta infettando il tessuto economico e sociale del paese, approfittando delle incredibili occasioni di guadagno che si sono aperte: quella della criminalità informatica.

Libera e Lavialibera hanno presentato il dossierLa tempesta perfetta 2022. La variante criminalità” nel quale sono stati elaborati dati e analisi delle forze dell’ordine, del ministero dell’Interno e degli studi e rapporti sul riciclaggio della Banca d’Italia.

Dai numeri emerge come nel biennio pandemico 2020/2021 le segnalazioni sospette complessivamente hanno raggiunto la cifra di 252.711, con un incremento del 24% rispetto al biennio pre-pandemico 2018/2019. Sono sette le regioni in “zona rossa”: Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio, Sardegna, Basilicata, Trentino Alto Adige. Incrementi maggiori sono stati rilevati nel Lazio (+57%) e Trentino Alto Adige (50%) e Sardegna (+38%).

Sono ben 3.919 nel periodo pandemico il numero di interdittive antimafia emesse dalle prefetture nei confronti di aziende controllate o condizionate dalle organizzazioni criminali. Dal 1° gennaio 2020 al 31 ottobre 2021 si è viaggiato alla media di 178 interdittive al mese con un incremento percentuale del 33% rispetto al biennio 2018/2019. Ben 15 regioni in “zona rossa” con situazioni record in Sardegna (+600%), Veneto (+471%), Trentino Alto Adige (+300) e Toscana (+170%).

Nel biennio della pandemia c’e’ poi stato un boom di incremento dei delitti informatici (+39%) con ben 14 regioni in “zona rossa”, il primato alla Basilicata (+83%) Sardegna (+63%) e Campania (+56%).

Uno studio della Direzione Investigativa antimafia, condotto a settembre e ottobre 2020, ha rintracciato 270 imprese che avevano incassato fondi previsti per la crisi da pandemia e che risultavano colpite da interdittiva antimafia: erano già stati erogati 40 milioni. Su un altro fronte, sono più di 9.000 i ristoranti che, a causa della pandemia, potrebbero trovarsi in condizioni di vulnerabilità finanziaria, il che li renderebbe esposti a infiltrazioni criminali e al riciclaggio. E ancora, dall’ inizio della pandemia al 6 dicembre 2021 è stata messa a base d’asta, per l’emergenza, una cifra pari a 27,76 miliardi di cui sono solo 11,45 miliardi le risorse che si sanno essere effettivamente aggiudicate e complete di tutti i dati del caso, mentre restano lotti per 15,55 miliardi di euro con esito scaduto, sconosciuto, o con informazioni incomplete.

Secondo Libera si puo’ affermare che davanti all’enorme quantità di denaro messo a bando per tentare di arginare la crisi sanitaria scatenata da Covid-19, pari a 27 miliardi di euro, per oltre la metà delle risorse, il 58%, non si ha piena informazione di come sia stati gestiti. «In questi due anni di Covid – dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera – il contagio della “variante criminalità” è arrivato ai massimi livelli storici approfittando dello stallo politico, economico e sociale determinato dal virus. Tutti ci auguriamo di lasciarci alle spalle la pandemia e tutto quello che per due anni ci ha costretti a vivere, ma ripartire con la “variante criminale” ancora diffusa nel corpo sociale rischia di trasformare la ripartenza in una ricaduta nei virus di mafia e corruzione, una ricaduta dalla quale sarà difficile rialzarsi. E In questo oscuro scenario la lotta alle mafie e alla corruzione sembra scomparsa dall’agenda politica del Paese».

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