Opa su CiviBank: dov’è la Lega?

De Monte: «ancora una battaglia persa per la valorizzazione dell’Autonomia regionale, difesa solo a parole». Di Isabella De Monte, già eurodeputato Pd, segretaria di Azione del Friuli Venezia Giulia

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Civibank

Civibank, la Banca di Cividale è, da parecchio tempo, agli onori delle cronache. Azione non vuole omologarsi all’acquiescenza e remissività che attornia l’OPA lanciata sulla Banca: va dato atto all’attuale Consiglio di Amministrazione di aver posto in essere tutte le azioni possibili perché possa essere conservata la proprietà della banca in Friuli.

Non intendiamo certo criticare le scelte di opportunità economica degli azionisti, ma è curioso che in una Regione che ha a cuore la sua autonomia nelle parole, non ci sia analoga coerenza (e tenacia) nei fatti.

Esemplari, in senso negativo, le reazioni leghiste, che hanno accolto, esultanti, l’OPA della Sparkasse (si ricorderà, assurta anche lei agli onori della cronaca per le indagini sulla sparizione dei fondi del finanziamento al partito della Lega Nord); sempre pronta a festeggiare – con la bandiera del Friuli in mano – il 3 di aprile, quasi fosse una festa di loro esclusiva, la Lega abbraccia ora con entusiasmo il gonfalone altoatesino.

Silenzio di tomba da parte della sindaca di Cividale del Friuli.

Troviamo grave che, allo stato, il Friuli stia per perdere l’unica banca autonoma regionale. Una banca, Civibank, che trova le sue origini nel secolo scorso, precisamente nell’anno 1886 e che oggi può vantare una capillarità di presenze di sportelli sul territorio regionale.

L’amara prospettiva è di perderne la sede friulana, con inevitabili incognite sulla struttura della sede direzionale di Cividale, con gli annunciati esuberi di personale (150 dipendenti “di troppo”).

E che dire della perdita di opportunità per tanti laureati della Facoltà di Economia Bancaria (nata nel 1984 come Scienze economiche e bancarie) dell’Ateneo udinese cui la Banca di Cividale ha ampiamente attinto per le assunzioni? Il sindaco di Udine non ha nulla da dire in proposito?

I friulani sono sempre stati definiti un popolo «sotàn» per via della nostra storia, ma la narrazione si può cambiare. Non certo, però, con una classe politica per cui l’erba del vicino è sempre più verde. Anche nel colore politico.

Noi stiamo con la Banca di Cividale, con il Friuli.

E ci auguriamo che le battaglie legali ridiano al nostro territorio la dignità che la classe politica ha perso, e non solo in questa occasione.

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