Grazie al biometano la filiera Granarolo-Cgbi taglia costi ed emissioni

Entro 2 anni saranno prodotti 30milioni di metri cubi di gas rinnovabile e 500.000 tonnellate di fertilizzante naturale in sostituzione di quello chimico. 

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Un impianto di produzione di biometano e digestato da scarti agricoli e reflui zootecnici.

Produrre 30 milioni di metri cubi di biometano agricolo all’anno evitando l’emissione in atmosferadi 60.000 tonnellate di CO2e, allo stesso tempo, mettere sul mercato 500.000 tonnellate annue di fertilizzante rinnovabile sotto forma di digestato, ovvero quanto rimane lungo il processo di produzione del biometano da scarti agricoli grazie all’iniziativa del Gruppo Granarolo e la Confederazione dei bieticoltori-Cgbi.

Le due realtà agricole hanno presentato il lancio di “Biometano di filiera”, progetto in ottica di sostenibilità ed economia circolare che vedrà la realizzazione di 10 nuovi impianti di biometanonell’arco di 3 anni in Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Puglia per ottenere energia pulita, ridurre i costi di trasformazione del latte e produrre fertilizzanti.

«Questa collaborazione – spiega il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari – permetterà di produrre energia per alimentare il processo in stalla e in stabilimento, producendo al contempo fertilizzante organico capace di sostituire il concime in commercio che è aumentato dell’87% rispetto ad un anno fa. Puntiamo a diventare autosufficienti sul piano energetico, eliminando CO2 dal territorio e ottimizzando la gestione agronomica dei terreni, con un notevole risparmio di costi e una miglior qualità del prodotto».

Il presidente Cgbi, Gabriele Lanfredi, che rappresenta oltre 5.200 aziende agricole e zootecniche, ricorda che questo progetto si aggiunge agli altri due già avviati con CoprobItalia Zuccheri e con Fruttagel per contrastare la crisi energetica ed efficientare la produzione alimentare, sostituendo una quota importante di gas russo con il biometano ottenuto dai nuovi impianti.

Entrando nel dettaglio del progetto, in ogni nuovo impianto di biometano Granlatte, la più grande cooperativa d’allevatori d’Italia che controlla Granarolo, conferirà i propri reflui zootecnici come letami e liquami forniti da alcuni dei propri soci-allevatori nei territori di Lombardia, Friuli e Puglia, mentre Granarolo destinerà gli scarti della lavorazione del latte come resi da mercato e sottoprodotti dai propri stabilimenti di Pasturago di Vernate (Mi), Usmate Velate (Mb) e Ramuscello (Pn).

La Confederazione dei bieticoltori provvederà al recupero di seminativi, colture di secondo raccoltoe sottoprodotti agricoli attraverso i propri soci delle cooperative del Nord Italia. Sono quindi tre i contributi attesi dal processo produttivo dei nuovi impianti: abbattimento e riduzione dei costi energetici; produzione di biometano in forma gassosa o liquefatta, utilizzabile dalla filiera attraverso l’allacciamento alla rete nazionale; produzione di digestato fertilizzante che sarà distribuito sui terreni delle aziende agricole conferenti in sostituzione ai concimi chimici e con minore impatto ambientale rispetto allo spandimento sui terreni dei reflui tal quali.

Per un singolo impianto di dimensioni medie, si stima di produrre 3 milioni di metri cubi di biometano, con un risparmio previsto di CO2di circa 6.000 tonnellate, e 50.000 tonnellate di digestato. Parte di questi impianti, il cui investimento totale è di 70 milioni di euro, verrà finanziatoattraverso il Pnrr, mentre la gestione sarà affidata alle società agricole consortili.

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